Benedetto Nitto Santapaola, il “ritorno” al cimitero di Catania del boss mafioso. Cosa ne pensano i cittadini

Benedetto Nitto Santapaola, il “ritorno” al cimitero di Catania del boss mafioso. Cosa ne pensano i cittadini

CATANIA – Sono passati tre giorni dall’autopsia eseguita sul corpo del defunto mafioso catanese Benedetto “Nitto” Santapaola, venuto a mancare lo scorso 2 marzo all’interno dell’ospedale San Paolo di Milano. Fuori discussione qualsiasi cerimonia funebre, di carattere pubblico o religioso, ma è già stata teorizzata la possibilità di porre l’urna contenente i resti del boss all’interno del cimitero monumentale cittadino, presso la cappella di famiglia. Un’ipotesi che potrebbe far storcere il naso a molti, che in futuro potrebbero vedere i propri cari riposare di fianco a uno dei criminali più sanguinari legati all’ambiente mafioso.

Il ritorno di Benedetto “Nitto” Santapaola a Catania: le ceneri saranno poste nella cappella familiare

“È qualcosa di divino questa corrispondenza di sentimenti d’amore, è una capacità celeste degli umani; e spesso grazie ad essa si vive con il defunto amico e il defunto insieme a noi, se la terra pietosa che l’ha accolto e nutrito quand’era bambino, nel suo ventre materno gli dà l’ultimo asilo“. Sono queste le parole che lo storico poeta Ugo Foscolo, all’interno della celebre opera “Dei Sepolcri”, usa per descrivere la pratica della sepoltura, da sempre ponte di collegamento fra la vita e la morte.

Una vera e propria cultura, con regole e norme, che va incontro a chi deve fare i conti con la scomparsa dei propri cari. Tali rituali di celebrazione infatti, seppur abbiano come soggetto la persona trapassata, altro non sono che una consolazione per chi invece è ancora presente, trasformando così il luogo del cimitero in un vasto mosaico di ricordo e commemorazione da parte dei vivi per i morti. Persone che, pur potendo in vita non essersi neanche mai incontrate, adesso condividono uno stesso spazio di quiete e serenità.

Ma cosa succede quando, all’interno di tali aree, si discute l’ipotesi di introdurvi anche qualcuno conosciuto in vita per le sue efferatezze e i suoi crimini ai danni di altre persone? Può la morte concedere serenità anche a chi, da vivo, ha commesso simili atrocità? È questo l’interrogativo che abbiamo deciso di porre ai catanesi, in vista del possibile trasferimento dei resti appartenenti al defunto mafioso Benedetto “Nitto” Santapaola all’interno del cimitero cittadino di via Acquicella.

Il pensiero dei cittadini

La morte, come diceva Totò, è una livella e ci rende tutti uguali, ricchi e poveri, buoni e cattivi”. Così si è espressa ai nostri microfoni una cittadina, prima di proseguire:

“Io, poi, sono profondamente cristiana e perciò il mio atteggiamento non può essere di risentimento di fronte ad un morto, lo affido alla Giustizia di Dio, non ho niente a che spartire con le scelte di vita dei mafiosi e non voglio cadere nella tentazione di abbassarmi al livello di disumanità che ha contraddistinto le opere, le parole e i pensieri di Santapaola perciò rimango umana di fronte alla morte, non nego sepoltura a nessuno e sono così convinta che chi è stato giusto, nell’aldilà, ottiene misericordia e riposa in pace, che non sento minacciati i miei cari dalla vicinanza con spoglie mortali di chi ha sbagliato.

Credo nella forza del Bene e non nella potenza effimera del Male perciò non temo contaminazioni. Piuttosto non sprecherei altre parole per uno come lui, forse sarebbe meglio condannarlo al silenzio e non dargli ulteriore importanza, dietro l’angolo con questi individui, c’è sempre il rischio di creare il personaggio e di conseguenza il mito. Meglio la damnatio memoriae con il silenzio“.

A fare da eco, poi, un altro cittadino, che ha aggiunto:

“Credo che Santapaola abbia scontato la propria pena, com’è giusto che sia. Nonostante le disgustose atrocità compiute credo sia giusto che venga seppellito al cimitero di Catania, accanto alla moglie. Dopotutto non ci sarà nemmeno un funerale“.

A tale pensiero, però, si contrappongono alcuni commenti pubblicati sulle piattaforme social, pur sempre in minoranza rispetto alle commemorazioni a lui dedicate sulle stesse durante gli scorsi giorni, come: “Certi soggetti non meritano la sepoltura” e “Che la terra ti pesi come una montagna