Sequestrano e minacciano un cliente per una provvigione da 8mila euro: arrestati due promotori finanziari a Catania

Sequestrano e minacciano un cliente per una provvigione da 8mila euro: arrestati due promotori finanziari a Catania

CATANIA – Due promotori finanziari sono stati arrestati con l’accusa di aver sequestrato, picchiato e minacciato un cliente che si era rifiutato di pagare una provvigione di 8mila euro, pari al 13% di una richiesta di mutuo da 52mila euro.

I fatti

La Procura di Catania contesta i reati di sequestro di persona a scopo di estorsione aggravato dal metodo mafioso nei confronti di Luciano Piacente e Alfio Ciraudo. I due sono stati arrestati dai carabinieri del comando provinciale che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Parallelamente all’arresto, i militari dell’Arma, con il supporto del Nucleo ispettorato del lavoro di Catania, hanno effettuato perquisizioni nei locali dell’agenzia finanziaria gestita dai due indagati e in quelli di un’impresa di Misterbianco. Secondo l’accusa, quest’ultima avrebbe creato fittizie posizioni lavorative e reddituali per consentire l’ottenimento fraudolento di finanziamenti bancari.

Le indagini dei carabinieri della compagnia di Gravina di Catania sono partite dalla denuncia della vittima. L’uomo ha raccontato agli investigatori di essere stato sequestrato dai due indagati che, con il volto coperto e armati di coltello, lo avrebbero picchiato e minacciato costringendolo poi a seguirli.

La vittima sarebbe stata portata in un bed and breakfast gestito da uno dei due arrestati dove, dopo essere stata privata del cellulare e della carta di credito, sarebbe rimasta sequestrata per un’intera notte.

Il giorno successivo l’uomo sarebbe stato accompagnato in un’altra agenzia di prestiti con l’obiettivo di costringerlo a ottenere un finanziamento da 15mila euro. Secondo l’accusa, nel prestito dovevano essere compresi anche gli 8mila euro richiesti dai due indagati per saldare il presunto credito.

I provvedimenti

Durante il sequestro, i due avrebbero anche tentato di entrare in possesso delle auto della vittima e di alcuni suoi familiari.

La Procura contesta inoltre l’aggravante del metodo mafioso. Gli indagati, infatti, avrebbero intimidito la vittima sostenendo che qualcuno fosse pronto a sparargli qualora avesse tentato di fuggire. Avrebbero inoltre vantato presunti legami con esponenti di spicco della criminalità organizzata locale, effettuando una telefonata e una videochiamata in presenza dell’uomo sequestrato.