Sul Quotidiano La Verità di Maurizio Belpietro, leggiamo “L’Eurocomica tra i Ghiacci”. Macron aizzato da Gentiloni, invoca il Bazooka europeo, in reazione ai dazi di Trump per chi manda truppe in Groenlandia. E la Meloni media: “Ho sentito Donald, solo un’incomprensione”.
L’Unione Europa si sbriciola e non sa con chi stare. Il 2026, all’insegna di conflitti, continua, con un match mondiale fra Nazioni, volto alla conquista di un Trofeo, ovvero divenire la prima potenza al mondo in armamenti ultra moderni. Una gara su una scacchiera rotta, che vede affondare “L’Occidentalismo, con la sua rotta democratica”, sulla farsa di una frenetica corsa di leader, per apparire grandi, favorendo incoscientemente, persino l’affossamento della intera economia europea. E ancora Belpietro ci abbaglia con un suo Riverbero, “Meglio con Trump che con Macron e Ursula!”.
E sì! Riprendiamo la serie di appuntamenti con il Generale di Corpo D’Armata Giovanni Ridinò, esperto in strategie belliche, per la sua vasta esperienza professionale e quale già Direttore della Cellula Strategico Militare dedicata ad UNIFIL” presso le Nazioni Unite in New York.
- Signor Generale buongiorno, i nostri incontri continuano, per una sorta di Bailamme di scontri e arrivismi infiniti che giornalmente crescono, con sorprese continue su scontri internazionali, persino con guerre economiche e minacce di dazi, di cui Donald Trump ne è diventato il protagonista mondiale. E proprio il Tycoon statunitense, lancia un suo editto: “Non mi hanno assegnato il Nobel per la Pace, quindi mi dedicherò al Rafforzamento delle Difese Militari degli USA, per rendere l’America, la Prima al Mondo, in termini di Armi ultramoderne e sofisticate”. Quasi come a voler dire, e come si dice in Sicilia, “I chiàcchiri su chiàcchiri, ma i maccarruna ìnchinu a panza!”. Ancora, in termini più chiari, il Donaldone ha fatto capire che correrà all’aggiudicazione del “Nobel degli Armamenti”.
Buongiorno, ringrazio lei, il Direttore Dottor Sergio Regalbuto e l’intero Staff di Redazione di Newsicilia, per l’invito rivoltomi a frequenti interviste.
Oltre al problema della corsa all’Artico, da parte di molti attori, Cina, Russia ed altri, per la questione della ricchezza del sottosuolo e del controllo delle rotte marittime che costeggiano la Groenlandia, in questo momento c’è anche una reale esigenza di sicurezza degli USA. La questione, come ho già accennato nella scorsa e recente intervista, nasce per contrastare la superiorità della Russia con i suoi missili ipersonici. In questo momento i sistemi di difesa antimissili esistenti non sono in grado di fermarli. L’ attuale sistema di barriera americana viene gestita con il Canada sotto un unico comando, quello USA (North American Aerospace Defense Command – NORAD). Il Canada, in pratica, costituisce una specie di spazio territoriale che dà un margine temporale per decidere il tipo di risposta più opportuna.
- E proprio il Canada ha voltato le spalle a Trump rifiutando l’invito a diventare la 51ma Stella Americana.
Questa esigenza si sta complicando, per l’uscita politica del presidente Trump che invita il Canada a partecipare al progetto “Golden Dome” gratuitamente, a condizione che accetti di diventare il 51° Stato degli Stati Uniti. Pochi ne parlano, ma sembra che il Canada stia pensando di uscire dall’attuale dipendenza difensiva dagli USA, sia per i costi eccessivi del progetto (il sistema prevede un costo iniziale di circa 175 miliardi di dollari. Tuttavia, alcune stime indicano che lo sviluppo e la gestione del sistema potrebbe portare il costo a circa 830 miliardi di dollari in 20 anni), sia per la necessità di disporre di una capacità di risposta rapida (senza attendere la decisione di Washington) di fronte ai tempi di soluzione necessari a fronteggiare le nuove minacce.
- L’Alternativa sarebbe?
Gli USA stanno sostituendo questo sistema con uno più moderno. Il “Golden Dome Shield” che si ispira al modello israeliano “Iron Dome”, concepito con un sistema integrato di satelliti e sensori ad alta tecnologia e di intercettori, in grado di neutralizzare le minacce missilistiche di ultima generazione. Esiste poi la necessità per il Canada di disporre di una capacità di risposta rapida (senza attendere la decisione di Washington) di fronte ai tempi di risposta, molto contratti, necessari a fronteggiare le nuove minacce. Si può comprendere quindi l’urgenza che spinge gli USA ,non avendo più il Canada come stato cuscinetto, di avanzare, verso Est, il suo scudo difensivo creando la cupola di tutela, sopra la Groenlandia ed estendendo, in tal modo, la presenza in quella terra che ospita già la base aerea americana di Pituffik/Thule, cruciale per il sistema di difesa missilistica e di sorveglianza nello scacchiere artico.
- E Putin, sicuramente non starà a guardare?
Sì, la situazione è complessa e più strategica, considerando, proprio, che anche la Russia di Vladimir Putin ha intensificato la presenza militare nell’Artico, rivendicando porzioni crescenti di piattaforma continentale e puntando a rafforzare la sua posizione dominante attraverso militarizzazione, sviluppo infrastrutturale (porti, rompighiaccio) e cooperazione con la Cina, per contrastare l’espansione della NATO. Per quanto riguarda l’Ucraina, Putin è in questo momento in vantaggio e non vi erano dubbi su questo sin dall’ inizio (Vedi la nostra prima intervista). Nonostante la grande resistenza Ucraina, Putin non ha problemi di armi e di masse umane e vuole vincere alla grande, non solo il Donbass.
- Una situazione, Signor Generale, con un orizzonte di buio fitto, dove persino la Nato mostra aspetti di crisi. Grazie per il quadro geopolitico alterato di strategia bellica che ci ha posto in evidenza. Penso proprio ad un prossimo appuntamento, con una domanda molto opportuna: “Ma l’Unione Europea, con i suoi leader per nulla concordi con chi stare, che destino avrà? Alla prossima puntata, e grazie ancora, Generale, per la disponibilità.




