Strage di Altavilla, scontro in aula sull’infermità mentale di Barreca

Strage di Altavilla, scontro in aula sull’infermità mentale di Barreca

TERMINI IMERESE (PA) – Si è acceso un duro confronto in aula di Corte d’assise sulla presunta infermità mentale di Giovanni Barreca, imputato insieme a Sabrina Fina e Massimo Carandente per la strage avvenuta nella villetta di Altavilla Milicia nel febbraio 2024.

Nel corso dell’udienza sono stati ascoltati Roberta Bruzzone, psicologa e criminologa, e Alberto Caputo, ricercatore in Psichiatria e scienze relazionali all’Università di Milano, entrambi consulenti della difesa, nominati dall’avvocato Giancarlo Barracato, legale di Barreca.

La tesi sull’infermità mentale di Giovanni Barreca

I consulenti hanno ribadito in aula la convinzione che Barreca fosse affetto da una grave alterazione psichica al momento dei fatti. Una valutazione già formalizzata in una memoria depositata agli atti, nella quale si esclude l’esistenza di margini di dubbio sulla incapacità di intendere e di volere dell’imputato durante i delitti.

Barreca ha ammesso il proprio coinvolgimento nell’uccisione della moglie Antonella Salamone e dei figli Kevin, di 16 anni, ed Emmanuel, di 5 anni, vittime di torture e sevizie culminate in un epilogo drammatico.

Le diverse valutazioni peritali

La posizione della difesa trova riscontro anche in parte della consulenza disposta dall’autorità giudiziaria: tre dei quattro periti nominati dal gip di Termini Imerese hanno infatti delineato un quadro compatibile con l’infermità mentale dell’imputato.

Diversa la lettura del consulente della Procura, nuovamente sentito in udienza, che ha parlato di semi-infermità, riconoscendo comunque che Barreca non fosse pienamente lucido al momento dei fatti.

Di segno opposto, invece, la valutazione dei consulenti della parte civile, secondo i quali Barreca sarebbe stato pienamente capace di intendere e di volere, pur in presenza di un disturbo della personalità.

Il nodo centrale del processo

Il cuore del dibattimento resta la definizione della natura e dell’intensità dell’alterazione psichica nei momenti in cui si sono consumate le violenze che hanno portato alla morte delle vittime. Un aspetto su cui il presidente della Corte d’assise ha insistito con una serie di domande puntuali, chiedendo ai consulenti come sia possibile distinguere un fanatismo religioso estremo da una condizione di follia tale da annullare la capacità di intendere e di volere.

Un interrogativo destinato a rimanere centrale nel processo, da cui dipenderà l’esito giudiziario di uno dei casi più drammatici degli ultimi anni.