CATANIA – Venerdì 9 gennaio, dalle ore 10 alle ore 12, le lavoratrici e i lavoratori dei call center in appalto Enel, insieme a SLC CGIL, FISTEL CISL e UILCOM UIL, parteciperanno a un sit-in davanti allo store Enel di Catania, in Corso Sicilia 93, nell’ambito dello sciopero nazionale dei call center.
La protesta Enel contro la cancellazione della clausola sociale
La mobilitazione nasce da una scelta definita grave e irresponsabile: Enel Energia ha deciso di non applicare più la clausola sociale nei cambi di appalto, violando lo spirito e la sostanza delle norme e dei contratti collettivi.
Una decisione che scarica sui lavoratori i costi delle strategie industriali legate alla digitalizzazione e all’automazione dei servizi.
«Una decisione inaccettabile – dichiarano le segreterie di SLC CGIL, FISTEL CISL e UILCOM UIL di Catania – soprattutto perché assunta da un’azienda a partecipazione pubblica che registra profitti elevati ma sceglie di ridurre i costi colpendo chi, da anni, rappresenta la voce di Enel nel rapporto con la clientela».
Una vertenza nazionale con ricadute pesanti su Catania
Il problema ha una dimensione nazionale e coinvolge circa 7.000 lavoratrici e lavoratori in numerose province italiane. Nel territorio catanese l’impatto è particolarmente pesante circa 300 lavoratori ad Aci Castello, presso GPI e Netith; 120 lavoratori a Motta Sant’Anastasia, presso Mics; 150 lavoratori a Paternò, presso Netith.
Particolarmente grave la situazione legata al mancato rinnovo dell’appalto Enel Energia a Mics S.r.l., scaduto il 30 novembre: la mancata applicazione della clausola sociale sta determinando la perdita di 120 posti di lavoro. Dal 1° dicembre, il personale è in cassa integrazione.
Bandi di gara senza tutele
Secondo i sindacati, i nuovi bandi di gara non garantiscono il principio di territorialità e la centralità del Contratto nazionale delle Telecomunicazioni, recentemente rinnovato.
Una situazione che mette a rischio migliaia di posti di lavoro in tutto il Paese.
“Trasferimenti forzati: un ricatto occupazionale”
«A peggiorare ulteriormente il quadro – concludono SLC CGIL, FISTEL CISL e UILCOM UIL – alle lavoratrici e ai lavoratori vengono avanzate proposte inaccettabili, basate su trasferimenti forzati di centinaia di chilometri, spesso fuori regione, come unica condizione per mantenere il posto di lavoro nei nuovi appalti Enel. Si tratta di un vero e proprio ricatto occupazionale che non può essere tollerato».
I sindacati ribadiscono la richiesta di ripristino immediato della clausola sociale e di tutela piena dell’occupazione, annunciando il proseguimento della mobilitazione fino a quando non arriveranno risposte concrete.



