CALTANISSETTA – Venti misure cautelari personali e il sequestro di beni per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro: è il bilancio di una vasta operazione condotta dai finanzieri del Comando Provinciale di Caltanissetta, con il supporto del Reparto Operativo Aeronavale di Palermo, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Caltanissetta.
I provvedimenti, emessi dal G.I.P. del Tribunale di Caltanissetta, riguardano complessivamente 20 soggetti: per 17 persone sono state disposte misure restrittive della libertà personale, mentre per altri tre sono stati applicati provvedimenti interdittivi. Contestualmente è stato disposto il sequestro di un’azienda operante nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti. I reati ipotizzati sono quelli di associazione a delinquere, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, estorsione e gestione non autorizzata di rifiuti, ai sensi degli articoli 110, 452-quaterdecies e 629 del Codice penale e dell’articolo 256 del D.Lgs. 152/2006.
Nel dettaglio, il giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere per un imprenditore di Niscemi, gli arresti domiciliari per un soggetto di Gela, l’obbligo o divieto di dimora per 12 indagati e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per altre tre persone. Sono tutte ritenute, a vario titolo, appartenenti a un’associazione criminale dedita in maniera sistematica e organizzata al traffico e alla gestione abusiva di ingenti quantitativi di rifiuti speciali, anche pericolosi.
Il G.I.P. ha inoltre disposto il sequestro preventivo dei mezzi e del complesso aziendale riconducibile all’imprenditore niscemese, stimato in circa 2 milioni di euro, nonché tre misure interdittive di divieto di esercizio dell’attività imprenditoriale nei confronti di altrettanti titolari di ditte e rappresentanti di società del settore.
Traffico illecito di rifiuti a Caltanissetta: l’operazione
L’indagine trae origine dall’attività di controllo svolta dalla Guardia di Finanza di Gela nel contrasto agli illeciti ambientali. Secondo l’ipotesi accusatoria, condivisa dal GIP sulla base dei gravi indizi raccolti, nel territorio di Niscemi, in un’area adiacente al centro urbano, sarebbe stato gestito un sito di raccolta, stoccaggio e trasporto di rifiuti speciali in totale violazione delle normative vigenti. I rifiuti venivano accumulati direttamente sul suolo, senza alcuna impermeabilizzazione o protezione, con un concreto rischio di contaminazione dei terreni e delle falde acquifere e con potenziali gravi danni ambientali.

Il modus operandi
Secondo la ricostruzione investigativa, l’attività illecita si sarebbe sviluppata attraverso un meccanismo collaudato: l’imprenditore, con l’aiuto di familiari e collaboratori fidati, si occupava della raccolta e dello stoccaggio di rifiuti speciali provenienti da numerosi conferitori, che dietro pagamento consegnavano quotidianamente materiali di varia natura, compresi rifiuti pericolosi. Successivamente, i rifiuti venivano trasportati e smaltiti presso altre aziende situate nei territori di Catania e Licata.
Le indagini hanno permesso di individuare numerosi conferitori, alcuni già noti alle forze dell’ordine, provenienti anche dai comuni limitrofi, che operavano spesso con mezzi privi delle necessarie autorizzazioni ambientali. Nel sito venivano stoccati soprattutto materiali metallici ferrosi e non ferrosi, batterie esauste, elettrodomestici e veicoli, accumulati in modo approssimativo e senza adeguate misure di sicurezza, spesso direttamente sulla terra battuta del piazzale aziendale.

L’attività investigativa: dalle intercettazioni ai servizi di ocp
Determinante, ai fini investigativi, è stato il ricorso a intercettazioni telefoniche e telematiche, oltre a mirate attività di videosorveglianza e a servizi di osservazione, controllo e pedinamento, che hanno consentito di ricostruire l’intera filiera del traffico illecito. Ulteriori riscontri sono arrivati dal sequestro di un autoarticolato e di circa 5.000 chilogrammi di rifiuti speciali pericolosi, tra cui motori termici non bonificati e filtri dell’olio, destinati a un deposito del Catanese.
Le minacce
Nel corso delle indagini sarebbero emerse anche condotte intimidatorie finalizzate al recupero di crediti: in una conversazione intercettata, l’imprenditore avrebbe rivolto minacce a un cliente palermitano, inducendolo a saldare un debito attraverso pagamenti mensili di duemila euro.
Le immagini video
Note
I provvedimenti cautelari sono stati adottati nella fase delle indagini preliminari e dovranno trovare conferma nelle successive fasi del procedimento, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza, garantito dall’articolo 27 della Costituzione, fino a eventuale sentenza definitiva.



