DDL Pubblica Amministrazione: Meloni propone ritiro emendamento

DDL Pubblica Amministrazione: Meloni propone ritiro emendamento

Marco Meloni, deputato del PD, è balzato agli onori della cronaca per aver proposto appena qualche giorno fa un emendamento appendice al DDL Pubblica Amministrazione. Soltanto poche ore addietro però il decreto, già passato alla Camera, è stato ritenuto dal suo stesso ideatore non applicabile; pare quindi che la proposta di legge verrà ritirata entro il prossimo 13 luglio.

Ma cosa prevedeva l’emendamento? Innanzitutto l’accesso a qualsiasi concorso pubblico sarebbe dovuto passare non soltanto dalla dichiarazione del proprio (eventuale) voto di laurea, ma anche e soprattutto da un fattore discriminante, ossia l’ateneo in cui il titolo è stato conseguito. La proposta di Marco Meloni suonava più o meno così: “Superamento del mero voto minimo di laurea quale requisito per l’accesso ai concorsi e possibilità di valutarlo in rapporto a fattori inerenti all’istituzione che lo ha assegnato e al voto medio di classi omogenei di studenti, ferma restando la possibilità di indicare il conseguimento della laurea come requisito necessario per l’ammissione al concorso“.

La proposta, evidentemente difficile da mandar giù per milioni di studenti italiani, è stata accolta male anche dai rappresentanti del Movimento 5 Stelle. Gianluca Vacca, deputato pentastellato, non ha mancato infatti di notare la pericolosità di un simile disegno di legge: “La proposta di Marco Meloni potrebbe avere sulla società esiti a dir poco devastanti. Il nostro modello scolastico si avvicinerebbe sempre di più a quello inglese creando un divario dell’offerta formativa. Alcune aree del paese infatti finirebbero per poter vantare delle eccellenze, altre delle proposte meno funzionali all’inserimento nel mondo del lavoro. A trarne beneficio sarebbero soprattutto gli atenei privati a scapito ovviamente delle pubbliche università“.

Il Movimento 5 Stelle aveva già affermato di avere intenzione di dar battaglia al governo qualora la legge fosse stata approvata: “Non esiteremo ad attuare dei presidi davanti a Montecitorio – ha affermato ancora Gianluca Vaccaqualcosa di simile del resto è già stato attuato nel caso del DDL la buona scuola di Matteo Renzi. Purtroppo, sebbene è evidente che un simile emendamento possa avere degli effetti palesemente discriminatori, non si può comunque parlare di incostituzionalità della proposta del decreto; si tratta infatti di una legge delega e come tale non può essere impugnata. Soltanto ad avvenuta approvazione sarà possibile mettere in atto dei presidi, magari in collaborazione con i sindacati, o tentare di promuovere dei referendum“.

L’allarme, almeno in queste ultime ore parrebbe essere rientrato; Marco Meloni infatti ha proposto di tornare alla versione originaria del DDL, quella cioè che prevedeva soltanto l’abolizione del voto minimo per poter accedere ai concorsi pubblici. Nell’incertezza circa l’esito di questo emendamento, le associazioni studentesche sembrerebbero già essersi mobilitate per mettere in atto una raccolta firme “preventiva”. Il M5S invece resta in allerta.

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