Etna e Vesuvio osservati speciali

Etna e Vesuvio osservati speciali

NICOLOSI – Non è una novità che l’Etna, come il Vesuvio e i Campi Flegrei, rappresenti una delle risorse di maggior interesse per lo studio della vulcanologia a tutto tondo. A testimonianza del grande interesse della comunità scientifica sul tema, si è tenuta a Nicolosi dal 7 al 9 Luglio, una “tre giorni” che ha riunito oltre cento studiosi provenienti da ogni parte del mondo per il meeting “Med-Sud” (Mediterranean Supersite Volcanoes). Le tre giornate concludono un primo ciclo di lavori, racchiuso nel più ampio spettro del Med-Sud e che comprende progetti del calibro di “Tomo Etna”, piano vòlto a tracciare una “mappa tomografica” dettagliata delle “fondamenta” del vulcano.

Vesuvio

Vesuvio

A coordinare i lavori l’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) nella persona del suo dirigente Giuseppe Puglisi, Responsabile dell’Unità funzionale Deformazioni e Geodesia della Sezione di Catania, Osservatorio Etneo, nonché coordinatore del Tema Coordinato Trasversale “Sorveglianza Geodetica delle Aree Vulcaniche Attive”.
Secondo lo stesso Puglisi, l’attività di monitoraggio terrestre e satellitare delle fasi attive delle zone vulcaniche del sud Italia è fondamentale per consentire agli “addetti ai lavori” di conoscere eventuali fattori di criticità e di rischio per il territorio e per la popolazione del comprensorio.

Etna

Etna

Med-Sud, progetto finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del 7° Programma Quadro, e coordinato dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), nasce nel 2007 a seguito di uno studio condotto dall’Esa (Ente spaziale europea) che ha portato alla individuazione di alcuni “Supersite”, per l’appunto l’Etna, il Vesuvio e i Campi Flegrei.

Il progetto, cui hanno aderito anche enti e organizzazioni d’oltralpe – tra cui l’Usgs (United States Geological Survey: la maggiore agenzia per la cartografia civile degli Stati Uniti), la Western Ontario University e la Hawaiian Volcano Observatory – conta oltre 24 partners in tutto il mondo e persegue l’obiettivo di “sviluppare una collaborazione scientifica a livello mondiale”, come afferma il coordinatore del progetto Giuseppe Puglisi.

“La parte più intrigante della ricerca – secondo Puglisi – consiste nel fare interagire le applicazioni satellitari con quelle terrestri: in pratica, le informazioni acquisite dai satelliti e quelle raccolte sul terreno si integrano a vicenda al fine di ottenere nuovi parametri di ricerca. Un grande impegno quello della sezione catanese dell’Ingv nell’iniziativa della Comunità europea. Un impegno che sta avendo un forte riscontro, per esempio dalla Nasa, l’ente spoaziale statunitense”.

I lavori, aperti dal presidente dell’Ingv, Stefano Gresta, dal direttore dell’Ufficio rischio sismico e vulcanico della Protezione civile, Mauro Rosi, e dal presidente del Parco dell’Etna, Marisa Mazzaglia hanno potuto vantare l’intervento, in teleconferenza dalla base spaziale di Houston in Texas, dell’astronauta siciliano dell’Ente spaziale europeo, Luca Parmitano.

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