Radicali denunciano Crocetta per danno erariale: non c’è garante dei detenuti

Radicali denunciano Crocetta per danno erariale: non c’è garante dei detenuti

CATANIA –  Rita Bernardini – segretaria nazionale dei Radicali – è intervenuta a Catania nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario nella Corte d’appello etnea.

I Radicali che hanno fatto del rispetto dei diritti umani e delle carceri la loro grande battaglia hanno predisposto una denuncia per danno erariale alla procura regionale della Corte dei conti nei confronti del presidente Rosario Crocetta a causa della mancata nomina del garante siciliano dei detenuti, posizione vacante oramai da 16 mesi.

Più volte NewSicilia.it ha sollevato il caso. I cittadini continuano a pagare soldi pubblici per mantenere gli uffici del garante – a Palermo e a Catania – che di fatto non possono lavorare in quanto manca proprio la figura stessa del garante.

Un ritardo inammissibile che sta facendo sprecare risorse importanti e che condanna all’oblio la popolazione penitenziaria siciliana. Per questo motivo a Messina i Radicali hanno chiesto la nomina di un garante cittadino e in altre città ci si sta organizzando in maniera analoga.

“Abbiamo presentato una denuncia – spiega Rita Bernardini – contro il presidente Crocetta alla Corte dei conti per danno erariale perché non solo si comporta in maniera illegale per non avere nominato il Garante dei detenuti, ma in più spende 500 mila euro l’anno per gli uffici di Catania e Palermo in cui i dipendenti si girano i pollici perché non hanno niente da fare”.

 “In questi uffici – ha aggiunto la Bernardini – addirittura, e questo è cosa gravissima, non aprono nemmeno le lettere di denuncia presentate dai detenuti. C’è un’omissione molto grave che va al di là del danno erariale”.

Alla denuncia dei Radicali si è unito anche l’avvocato Vito Pirrone, presidente distrettuale dell’associazione nazionale forense, che ha comunicato l’adesione e la vicinanza concettuale all’esposto presentato.

Ecco il testo dell’esposto dei Radicali:

Dopo la scadenza del mandato Fleres il 16 settembre 2013 era compito/dovere proprio del Presidente della Regione, pertanto, nominare altro garante, secondo i parametri specifici indicati dalla legge.

Invero, il Presidente Crocetta, disattendendo un dovere impostogli dalla legge istitutiva dell’ufficio del garante, non ha proceduto ad alcuna nomina.

Tale situazione, oltre a vanificare i principi propri della legge: di garanzia e, tutela delle persone detenute, attivandosi per il loro reinserimento sociale; attività alquanto importante sia dal punto di vista sociale, che politico, considerata la situazione di grave degrado e sovraffollamento delle carceri in Sicilia; ha creato e crea notevoli danni economici alle casse della Regione Siciliana.

L’ufficio del garante dei detenuti, infatti, è costituto da uffici operativi sia a Palermo che a Catania con oltre dieci dipendenti (nelle varie qualifiche: dirigente, funzionari, istruttori, assistenti) pagati dalla Regione Siciliana.

Il personale, regolarmente in servizio nelle due sedi, in mancanza del garante (unico titolare dell’ufficio) non può svolgere alcuna funzione.

Dal settembre 2013 l’Ufficio, in mancanza di titolare, non può rispondere alle continue lettere dei detenuti o dei familiari, nessuno dei dipendenti può accedere agli istituti penitenziari per i controlli previsti dalla legge (mancando il garante che avrebbe dovuto delegare).

Intanto 34 associazioni siciliane con a capo Codacons e Associazione Utenti della Giustizia rilanciano oggi la candidatura di Francesco Tanasi alla carica di garante dei detenuti per la Sicilia.

“Numerose inoltre le battaglie condotte da Tanasi, segretario nazionale del Codacons – scrivono le associazioni – contro soprusi, violazioni dei diritti dei cittadini e illegittimità in tutti i settori. Caratteristiche queste che fanno di Francesco Tanasi la persona più adatta a diventare portavoce delle istanze dei carcerati, tutelare i loro diritti e la loro dignità, e avviare un processo che renda le carceri siciliane non più luoghi di tortura ma strutture in grado di accogliere e rieducare i detenuti, nel pieno rispetto delle leggi finora sistematicamente violate”.

Foto Flickr cc license

 

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