“Ogni mese si dividono tra i 350 e i 400 mila euro…”: le INTERCETTAZIONI incastrano il clan Cappello

“Ogni mese si dividono tra i 350 e i 400 mila euro…”: le INTERCETTAZIONI incastrano il clan Cappello

CATANIA – Era considerato un clan “inferiore”, non all’altezza del più noto Ercolano-Santapaola. Ma le indagini della Procura Distrettuale Antimafia di Catania hanno portato alla luce un giro di affari che coinvolgeva non solo Catania e la sua provincia, ma anche Enna, Siracusa, fino ad approdare in Calabria e Campania.

I 31 arresti eseguiti oggi nell’ambito dell’operazione Penelope hanno disarticolato il clan Cappello- Bonaccorso, che ormai da tempo aveva conquistato l’egemonia sul territorio e si era introdotto con estrema facilità all’interno dei settori imprenditoriale ed economico.

Ancora una volta le intercettazioni ambientali sono state fondamentali all’interno delle indagini. 

Negli audio raccolti dagli inquirenti, i malviventi spiegano nel dettaglio come funzioni la scala gerarchica all’interno del clan e come vengano distribuiti tra gli affiliati i proventi degli affari illeciti: “Ogni mese si dividono tra i 350mila euro e i 400mila euro… Perché c’è una scala gerarchica che dice a chi va quanto

Eppure negli ultimi due anni, il clan aveva già subito duri colpi ad opera degli agenti della DDA: nel 2015 erano stati arrestati 44 affiliati, mentre nel 2016 altri 22 appartenenti alla famiglia Cappello- Bonaccorso erano finiti in carcere. Senza tralasciare il sequestro di beni per un valore di 51 milioni di euro. Un colpo mal digerito dal clan, come evidenziato nel colloquio tra Giuseppe Guglielmino e Salvatore Massimiliano Salvo: “Ora i soldi se li è mangiati lo Stato… E difatti soldi non ne vogliono ‘appizzare’ più… perché già una volta che ‘appizzi’ i soldi nascosti… i soldi nascosti, pensi che aumentano? No…“.

Ma non finisce qui. Nelle intercettazioni tra Salvo e Guglielmino, quest’ultimo evidenzia i problemi che il clan deve affrontare per la riuscita degli affari.

 

 

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