Oggi il ricordo di Chinnici, Mattarella: “Dopo 33 anni si deve ancora molto a lui”

Oggi il ricordo di Chinnici, Mattarella: “Dopo 33 anni si deve ancora molto a lui”

PALERMO – Sono passati 33 anni dalla strage di via Pipitone Federico, in cui persero la vita il giudice Rocco Chinnici, il maresciallo Mario Trapasso e l’appuntato Salvatore Bartolotta e il portiere dello stabile, Stefano Li Sacchi.

La giornata odierna, alle ore 9, ha visto la deposizione delle corone di fiori sul luogo della strage alla presenza delle autorità civili e militari. Alle 10,30, invece, è iniziato un incontro nell’aula magna del tribunale, in piazza Vittorio Emanuele Orlando, presieduto dalla figlia del magistrato, Caterina, e dal titolo “Terrorismo internazionale e criminalità organizzata: quali collegamenti? Riflessioni e proposte tra esperienza italiana e legislazione europea”. Presenti alla conferenza ci sono diversi rappresentanti istituzionali, tra cui il procuratore nazionale antimafia, Francesco Roberti, e l’eurodeputata Monika Hohlmeier, relatrice di un progetto antiterrorismo.

In memoria di quanto accaduto ha parlato anche il presidente italiano, Sergio Mattarella: “Desidero esprimere la mia vicinanza ai familiari delle vittime e la partecipazione di tutte le istituzioni della Repubblica a questo giorno. Chinnici ha lottato con tenacia contro la mafia nel periodo più difficile, quando la criminalità organizzata cercava di scardinare i valori fondativi del vivere civile”.

E ancora, Mattarella ha proseguito riconoscendo un gran merito al magistrato: “Ha ideato una struttura innovativa che ha reso possibile una maggiore collaborazione tra i magistrati, attraverso lo scambio di informazioni e la conseguente visione più ampia del fenomeno. Altri uomini illustri hanno proseguito sulla sua strada. La democrazia gli deve molto”.

Poi, il presidente della Repubblica ha chiuso con una riflessione: “Mi auguro che la giornata di oggi accresca la consapevolezza e la responsabilità tra i giovani”.

Infine, l’ultima parola è del presidente dell’assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone: “La mafia non è finita, anche se non ci sono più le stragi. Ancora non c’è la capacità di sviluppare gli anticorpi fino in fondo. Credo che ognuno debba fare la propria parte”.

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