Inchiesta sulla mobilità a Palermo Punta-Raisi

Inchiesta sulla mobilità a Palermo Punta-Raisi

PALERMO – Nel dopoguerra si prende atto che l’ormai piccolo aeroporto Boccadifalco, che pure si colloca al terzo posto per traffico nazionale, è ormai inidoneo per la futura mobilità aerea cittadina.

Viene costituito, nel 1953, il Consorzio Autonomo per l’Aeroporto di Palermo, ed il Governo italiano finanzia con cinque miliardi l’avvio del progetto per un nuovo scalo aereo.

Gli studi preliminari identificano due siti potenzialmente idonei. Il primo è situato tra Aspra ed Acqua dei Corsari, e presenta facilità di collegamenti stradali e ferroviari e maggiore vicinanza alla città. Il secondo è il territorio di Punta Raisi, nel comune di Cinisi, più lontano, collegato tramite la strada statale interrotta da quattro passaggi a livello, e soggetto ad episodi di turbolenza per la presenza di forti venti di caduta.

A suo favore la minore antropizzazione. Per le imperscrutabili ragioni della Storia, e contro il parere di studiosi, viene scelto il secondo sito, ed il progetto viene presentato ufficialmente alla presidenza della regione nei primi mesi del 1956, e trasmesso all’allora competente Ministero della Difesa.

Dopo un complesso itinerario approvativo viene affidata all’Assessorato Regionale ai Lavori Pubblici la progettazione esecutiva. L’Aeroporto di Punta Raisi vede la luce all’inizio del 1960, accompagnato da forti polemiche, che periodicamente riemergono ogni volta che a causa di venti eccessivi gli aerei in arrivo vengono dirottati a Fontanarossa con forti disagi per i passeggeri.

L’aeroporto ha due piste parallele, cui si aggiungerà una pista trasversale proprio per facilitare gli atterraggi in presenza di ventosità.

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Successivamente sarà meglio collegato alla città da una bretella dell’autostrada A 29 Palermo-Mazzara del Vallo. E, dal 2001, dal treno Trinacria Express tramite la costruzione di una diramazione della ferrovia Palermo-Trapani, che ha comportato altre polemiche.

Negli anni novanta viene realizzata una più moderna aerostazione, nella quale però non brillano gli spazi dedicati all’arrivo, e che presenta una radicale insufficienza per il parcheggio non a pagamento.

Dopo le drammatiche vicende degli assassinii dei due magistrati, lo scalo viene ribattezzato Aeroporto Internazionale Falcone e Borsellino. Nonostante le ingenti somme spese per i miglioramenti esso occupa però solo la undicesima posizione nazionale per scalo passeggeri, francamente umiliante per la quinta città d’Italia.

L’infrastruttura è gestita dalla Gesap spa, con soci la Provincia Regionale di Palermo, il Comune di Palermo, la Camera di Commercio palermitana, il Comune di Cinisi, la Confindustria di Palermo e altri soci minori.

La Gesap è stata costituita nel 1985, ha ottenuto la gestione parziale dello scalo nel 1994, e nel 2005 quella totale per quarant’anni. Nell’aprile 2005 la Gesap ha sottoscritto un Protocollo di Legalità con la Prefettura di Palermo finalizzato ad assicurare trasparenza al sistema degli appalti pubblici.

Sotto l’attuale presidenza di Fabio Giambrone la Gesap sembra avere ripreso incisività, con l’acceleramento di ulteriori lavori di ristrutturazione ed ampliamento, col progressivo aumento di passeggeri e con l’indispensabile approfondimento della prospettiva di una futura gestione privata, verso la quale spingerebbero due evidenze.

Da un lato la assoluta, gattopardesca, incertezza del futuro ruolo della Provincia Regionale di Palermo, che “gode” del mancato recepimento da pare dell’ARS della legge nazionale 3 aprile 2014 sulla abolizione delle province, che sono state in Sicilia invece commissariate.

Dall’altra la nuova appetibilità dello scalo per forti operatori internazionali, alcuni dei quali hanno espresso interesse. Vicenda che seguiremo. Nelle foto di Davide Bologna la nuova aerostazione.

Giovanni Paterna

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