I disperati della formazione. “Ho 50 anni e non guadagno niente”

I disperati della formazione. “Ho 50 anni e non guadagno niente”

CATANIA – Abbiamo parlato a lungo del problema della formazione professionale siciliana e del dramma che vivono quotidianamente quasi 8.000 famiglie senza stipendio dal 2013.

Sono persone, famiglie, lavoratori che vivono situazioni estreme di disperazione, disagio, emarginazione. Storie di lavoratori che nonostante tutto continuano a lottare per i propri diritti e la propria dignità.

La storia che vogliamo raccontare è quella di Giorgio Giampiccolo, 50 anni, lavoratore nella formazione dal 2002 e dal 2013 senza stipendio.

Giorgio lavorava come responsabile della segreteria didattica all’ANFE di Catania, occupandosi del settore OIF (Obbligo Istruzione e Formazione), che segue i ragazzi tra i 13 e i 17 anni, per l’assolvimento dell’obbligo scolastico. Un settore importantissimo che, oltre ad essere imposto dalla legge, aiuta i ragazzi a trovare delle alternative valide alla strada, offrendo un’opportunità dignitosa e legale ai giovani che vivono in quartieri di “frontiera” e più soggetti alle tentazioni dei guadagni facili proposti dalla malavita.

Giorgio è sposato, ha tre figli e una nipotina di sei mesi; sua moglie lavora, o meglio lavorava, anche lei nella Formazione ma per un altro ente, ESFO CTRS di Palermo con sede a Catania, anch’esso chiusoUna famiglia di sei persone che vive senza stipendio da fine 2013. Un barlume di speranza era giunto con il bando del progetto Prometeo del CIAPI che sembrava poter riassorbire buona parte dei lavoratori, ma che in realtà assunse appena 500 persone: “Sono stato assunto il 13 ottobre 2014 ed ero davvero felice, mi sentivo un privilegiato ed ero entusiasta di poter riprendere a lavorare – afferma Giorgio – ma la delusione è arrivata già a marzo, quando l’ente ha sospeso i pagamenti. Da marzo al 12 maggio, quando siamo stati nuovamente licenziati, non abbiamo percepito più nulla. Sa cosa significa guardare negli occhi la propria moglie, i figli e non sapere quale futuro offrirgli? Sa cosa vuol dire lasciare la propria casa perché per un contenzioso con l’Enel ci è stata tagliata la luce? Sa cosa vuol dire vivere col timore che squilli il telefono perché i creditori ci stanno col fiato sul collo? Sa cosa vuol dire pensare che il suicidio sia l’unica soluzione?“. 

Giorgio non è certo stato a lamentarsi in silenzio: ha scritto al presidente Crocetta; ha partecipato al “pellegrinaggio” a Roma; è salito sui tetti dell’Ente; ha partecipato a scioperi e presidi per rivendicare il proprio diritto al lavoro e alla dignità.

Il caso Pandora – continua Giorgio – che ha letteralmente scoperchiato il vaso di tutti i mali della Formazione, ha solo danneggiato noi dipendenti e i ragazzi che seguivano i nostri corsi. Nulla è cambiato per chi si è arricchito alle nostre spalle. Siamo stati chiamati privilegiati e raccomandati, ma noi eravamo lavoratori che tutti i giorni andavano a insegnare a giovani la cui unica alternativa alla strada erano i nostri corsi“. DSC_0017-670x492

Riportiamo la lettera aperta che Giorgio Giampiccolo ha inviato al presidente Crocetta, che esprime chiaramente la situazione di rabbia e disperazione che i lavoratori tutti stanno vivendo.

LETTERA APERTA SOS (Sono Ormai Stanco)
sembra il nome di un progetto fse: ma è una drammatica realtà

Ringraziamo anticipatamente tutti i destinatari di questa email: testate giornalistiche, organi governativi, sua Santità, e quanti vorranno fare luce su questa drammatica vicenda. 

Carissimi, destinatari di questa missiva, chi vi scrive sono un padre e una madre sull’orlo della disperazione, non riusciamo più materialmente a provvedere alle necessità dei nostri tre figli. Da circa 2 anni andiamo avanti con il solo sostegno dei parenti “sopratutto della madre di mia moglie”. Io (ANFE CATANIA) e mia moglie (ESFO CTRS) purtroppo siamo operatori nella formazione professionale siciliana. Lavoriamo da più di 10 anni (2002 a tutt’oggi) in questo settore in enti diversi, con problematiche diverse ma con lo stesso risultato: abbiamo un arretrato di circa 20 mensilità cadauno, non ricordiamo più neanche l’ultima volta che ci hanno accreditato lo stipendio. Troppe sono le rinunce che ogni giorno i nostri figli devono fare, e non parlo di cose banali, non sto qua a descriverle per non impietosire e soprattutto per rispettare la loro privacy. Non vogliamo denunciare nulla e nessuno, a quello ci pensano gli organi competenti, spero in tutti i settori, privati e pubblici perchè il marcio è ovunque e in ogni dove, (anche perché il sentito dire – l’immagino che … ecc. ecc. non costituiscono alcuna prova). Ci siamo ritrovati in un settore “la formazione siciliana” con delle regole preesistenti alla nostra assunzione (forse è ora che tutta la politica si faccia un esame di coscienza). Noi “LAVORATORI” abbiamo lavorato, lavorato onestamente CON DILIGENZA E METTENDOCI IL CUORE E L’ANIMA, dico spesso ai miei colleghi che noi siamo trattati peggio degli schiavi, loro almeno avevano vitto e allogio, noi solo “frustate/Mobbing”. Questa è la drammatica situazione che stiamo vivendo da tanto tempo. Molti di noi sono arrivati al capolinea, qualcuno anche oltre, che DIO l’abbia in gloria. Personalmente anch’io da circa 10 mesi sono sotto cura, per evitare… l’inevitabile. C’è molta disperazione fra gli OPERATORI DELLA FORMAZIONE SICILIANA, certamente non in tutti, ma buona parte, i veri “LAVORATORI” siamo stanchi di soffrire per colpe che non ci appartengono. Dove sono finiti i diritti dei lavoratori, dove sono i sindacati, e la nostra Costituzione è ancora in vigore?

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
PRINCIPI FONDAMENTALI
Art. 1
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della
Costituzione.
Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come
singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede
l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza
distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di
condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale,
che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le
condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria
scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o
spirituale della società.

Da questi articoli non capisco dove si evince che un qualsivoglia politico abbia il diritto di negare l’erogazione dello stipendio a persone che hanno già svolto il lavoro.
Da mesi la Regione continua a ripeterci che la sua priorità è quella di tutelare i dipendenti, ma al momento da questa riforma fatta per garantire anche i nostri diritti siamo stati gli unici danneggiati. Spero che il nostro grido trovi qualcuno disposto a sentirlo, finora solo belle parole che il vento porta via.
Cara opinione pubblica, molto spesso leggendo i commenti su vari articoli di tante testate giornalistiche, ci viene imputata una responsabilità che come lavoratori/dipendenti non abbiamo! (raccomandati, ladri di soldi pubblici ecc. ecc.). Siamo stanchi, stanchi di tutto e ci viene difficile calarci in una maschera di serenità, i nostri figli ci leggono in faccia la nostra disperazione, le nostre bugie a fin di bene sono diventate come la favola di babbo natale. Ho una figlia maggiorenne che non riesce a capire perchè noi lavoriamo e nessuno ci paga. Sinceramente non lo capisco neanch’io… di fandonie ne abbiamo sentite tante (gli enti dicono che è colpa dellà Regione e viceversa) alla faccia della trasparenza! Vorrei solo fare un accenno al lavoro che tutti ci contestano, perchè ci accusano di non riuscire a raggiungere gli obiettivi (OIF: IeFP): è verissimo, noi non sforniamo quei numeri che la comunità europea ci impone, noi strappiamo all’illeglità 5, 7, 10, 15, ragazzi, non è questo il problema non qualifichiamo soltanto “parrucchieri, estetiste ecc. ecc.” noi FORMIAMO cittadini onesti, perchè la nostra utenza è fatta sopratutto da ragazzi difficili che diversamente resterebbero per strada a far male a se stessi e agli altri. Qui non siamo in Europa, la nostra bellissima Sicilia è il nord Africa purtroppo. Mia moglie invece si occupa di corsi dedicati ai disabili, che certamente non mirano a formarli per trovare lavoro, ma offrono loro la grande opportunità di avere una vita sociale, interagire col mondo, e scoprire quali sono le loro capacità, di cui altrimenti non avrebbero coscienza. Ma nessuno parla mai di quello che facciamo di importante per tante famiglie, si parla solo di chi ruba, mai di chi lavora e ci mette il cuore. 
Per quanto riguarda l’ente ANFE di Catania, di cui sono dipendente, non scordatevi mai che noi siamo solo “dipendenti” lo dice la parola stessa e quindi estranei a tutti i fatti contestati. Vogliamo solo che ci venga riconosciuto il nostro “status di onesti cittadini e lavoratori integerrimi”, e ci sia data la possibilità di vivere del nostro lavoro.
Mi è rimasta impressa una frase di sua Santità FRANCESCO: “VERGOGNA”. Io mi vergogno in qualità di padre di consegnare ai miei figli un futuro privo di luce.

Una voce nel deserto
Giampiccolo Giorgio

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