Verso Sant’Agata: ecco la candelora dei “fiorai”

Verso Sant’Agata: ecco la candelora dei “fiorai”

CATANIA – Mastodontico, sfarzoso e dallo stile gotico-veneziano. Si distingue dagli altri cerei, nel gergo comune rinominati “candelore”, perché è riuscito a superare più di 400 anni storia rimanendo intatto nella sua costituzione.

Stiamo parlando del cereo dei fiorai, al secolo chiamato degli ortofloricoltori. Ammirandola, ci si rende subito conto come la “candelora” è adornata da statue che, differentemente dagli altri casi, non rappresentano le fasi del martirio di sant’Agata bensì i màrtiri catanesi come, per citarne alcuni, sant’Euplio, sant’Agata e san Pietro.

Nella parte più alta della struttura il cereo dei fiorai presenta la “boccia”. Al contrario della candelora dei pescivendoli, fruttivendoli e panettieri su cui svettano i “mazzetti”, quelli con la boccia sono i cerei che hanno “perso la categoria” e quindi non vengono gestiti dalla, sempre uguale, classe di lavoratori bensì dal Comune. Quest’ultimo ne affida l’amministrazione a persone qualificate ad assumersi l’onere della gestione.

A tale impegno adempie da ormai tre generazioni la famiglia di Giovanni Compagnino“Ci vuole una grande passione per adempiere a un lavoro del genere e bisogna amare profondamente questa tradizione, perché richiede uno sforzo enorme”. Sono queste le parole, colme di dedizione, con cui il rettore del cereo dei fiorai Compagnino, descrive i canoni con cui vanno scelte le persone che trasportano in giro per la città le pesantissime costruzioni. “Noi usciamo fuori dalla chiesa del Carmine in 8 persone e, dopo l’intera processione, rientriamo in 8 perché chi ha iniziato deve portare a compimento il percorso” aggiunge deciso Compagnino.

Quest’anno il timone verrà comandato da Massimo Compagnino, fratello del rettore e le stanghe anteriori saranno sorrette da Orazio Santocono e dal compagno di spalla Massimo Conti. Ai laterali saranno posti Massimo Costanzo e Giovanni Ravasco mentre alle stanghe posteriori Enzo Sanfilippo e Gaetano Mammana insieme al timoniere posteriore Giuseppe Sapienza.

Quella custodita nella chiesa del Carmine è, insieme a quella dei rinoti, una delle candelore più antiche. La tradizione dice infatti che quello dei fiorai fu il primo cereo donato alla santa patrona del capoluogo etneo, solo che la candelora dei rinoti esibì in tempi più brevi i documenti necessari.

Ieri pomeriggio alle 16, all’interno della chiesa di piazza Carlo Alberto è avvenuta la fase di “legatura” della struttura con corde elastiche, che in passato erano cavi d’acciaio, oltre che la “sagghiata” ovvero il breve percorso di prova grazie al quale viene verificata l’equilibrata disposizione delle corda da traino.

Come si evince dalle immagini, la preparazione è un momento particolarmente sentito dai devoti che, per tradizione, considerano la buona riuscita del primo tentativo di legatura come un buon auspicio per i giorni futuri.

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