Caso Nino Agostino: Gip respinge richiesta archiviazione, proseguono indagini

Caso Nino Agostino: Gip respinge richiesta archiviazione, proseguono indagini

PALERMO – Il Gip di Palermo ha respinto la richiesta di archiviazione relativa al caso Nino D’Agostino; proseguono quindi per volere del magistrato le indagini sul duplice omicidio di Villagrazia di Carini (Palermo). A proporre la chiusura del fascicolo inerente al delitto era stata, circa un anno fa, la Procura. Alla richiesta si è opposto fermamente l’avvocato di Vincenzo Agostino, padre e suocero delle vittime.

Era il 5 agosto del 1989 quando qualcuno uccise Nino Agostino, carabiniere, e la moglie Ida Castelluccio. All’epoca dei fatti la donna era incinta. Il delitto, ancora oggi rimasto insoluto, è molto probabilmente l’ovvia conseguenza di una storia di delinquenza: un mafioso rivelò ad un “collega” che un carabiniere e la moglie erano stati ammazzati perché a conoscenza di alcuni inconfessabili legami che univano le cosche palermitane agli agenti della questura di Palermo. Il pettegolezzo giunse alle orecchie di Oreste Pagano, collaboratore di giustizia.

Eppure il duplice omicidio venne, forse un po’ sbrigativamente, etichettato dapprima come un banale delitto passionale, poi come l’ovvia conseguenza dell’imprudenza di Nino Agostino che si era spinto ad indagare troppo da vicino sulle questioni riguardanti Bernardo Provenzano e i suoi loschi affari. In una fase successiva si è pensato anche che il massacro dei due coniugi sia da mettere in connessione con il mancato esito positivo dell’attentato dell’Addaura.

L’Ansa relativa all’omicidio scriveva: “Teatro del delitto è stata una baracca distante poche decine di metri dal mare. Qui le due vittime, che erano sposate da un mese, trascorrevano ogni giorno le ore libere, e talvolta vi pernottavano anche. Il sostituto procuratore Giusto Schiacchitano sta assistendo agli interrogatori sommari di alcuni testimoni. Le deposizioni che vengono raccolte non sono univoche. Secondo taluni i killer erano tre, secondo altri quattro, è stata anche indicata un’auto con altre persone a bordo che avrebbe potuto “guardare le spalle “ durante la fuga agli assassini. La moto è stata data alle fiamme non è bruciata del tutto e potrebbe aver fornito particolare preziosi per l’inchiesta. Si tratta di una “Onda” Due testimoni che hanno assisto all ‘incendio della motocicletta hanno riferito che uno dei killer avena i capelli biondi, l’altro scuri. I due svoltando l’angolo di via Magellano, a Villagrazia di Carini sarebbero saliti su un’automobile dove erano attesi da una altro complice”. 

Adesso le indagini non sembrano ancora essere approdate a niente,  sepolte nella stessa sabbia che circondava la casa a mare dei coniugi Agostino.

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