Attacco a peschereccio siciliano, regalata dall’Italia la motovedetta che ha aperto il fuoco? – IL CASO

Attacco a peschereccio siciliano, regalata dall’Italia la motovedetta che ha aperto il fuoco? – IL CASO

MAZARA DEL VALLO – Potrebbe essere stata una motovedetta regalata dall’Italia alla Libia l’imbarcazione della Guardia Costiera libica resasi protagonista degli spari esplosi nella giornata di giovedì all’indirizzo dei pescherecci Artemide, Aliseo e Nuovo Cosimo, al largo delle coste della Libia.

La donazione al Paese nordafricano sarebbe avvenuta nel 2018 in relazione a una fornitura di mezzi finalizzata al contrasto dell’immigrazione clandestina. L’imbarcazione, nello specifico, sarebbe la “Ubari 660”.


Tale dettaglio sarebbe riconoscibile dalle foto pubblicate nelle scorse ore sui canali social del Marina militare italiana. I pescherecci siciliani bersagliati si erano mossi in mare da Mazara del Vallo e sarebbero stati aggrediti ad alcune decine di miglia da Misurata, nella parte occidentale della Libia. Nell’occasione, è rimasto ferito il vicecomandante Giuseppe Giacalone.

Nelle scorse ore la Marina libica ha smentito di aver sparato contro i pescherecci, ma ha ammesso di aver fatto esplodere dei colpi di avvertimento in aria per fermare le imbarcazioni che avevano sconfinato in acque territoriali libiche.

Forte la condanna del governatore siciliano Nello Musumeci: “Non è tollerabile che i pescatori siciliani debbano andare a lavorare nelle acque internazionali con l’incubo di finire arrestati, sequestrati o persino mitragliati, senza colpa alcuna“.

Nei giorni scorsi, il sindaco di Mazara del Vallo, Salvatore Quinci, era stato informato dall’Unità di Crisi della Farnesina in merito agli alti rischi corsi da alcuni pescherecci siciliani, tra cui proprio Nuovo Cosimo, non molto lontano dalle coste della Libia. Un ragguaglio quasi “premonitorio”.

Soltanto pochi giorni fa, invece, la Marina militare aveva sventato tentativo di abbordaggio da parte delle forze militari del generale Khalifa Haftar.

Fonte foto: Marina Militare – Twitter