Sovrappopolazione e rischi ambientali, come risolvere il problema secondo l’esperto

Sovrappopolazione e rischi ambientali, come risolvere il problema secondo l’esperto

Prima o poi il mondo dovrà affrontare il problema della sovrappopolazione, che determinerà un’insufficienza di risorse (acqua e cibo in primis).

Si stima, oltretutto, che nel 2050 ci saranno più di 9 miliardi di persone, di cui il 66% vivrà nei centri urbani. Ricky Burdett, ordinario di Urban Studies alla London School of Economics, nel libro Shaping Cities in an Urban Age, scritto insieme a Philipp Rode, direttore esecutivo del centro di ricerca LSE Cities, sostiene che per mantenere alta la qualità della vita la crescita economica dovrebbe essere accompagnata da una diminuzione del consumo di energia pro capite.




In un’intervista de la Repubblica di Pieri Luigi Pisa, relativa al libro, Burdett dichiara: “Un centro urbano può rispettare l’ambiente senza rinunciare alla sua competitività. Oggi le città consumano circa il 60-70% dell’energia globale e sono responsabili di circa il 75% dell’emissione di CO2 che avviene nel mondo. Seguendo politiche simili a quelle di Copenaghen, le città potrebbero diventare in futuro le soluzioni ai problemi, molto più che i problemi stessi”.

In merito all’immigrazione, poi, Burdett è convinto che la capacità dei centri urbani di accogliere migranti dipenda dalla flessibilità con cui le amministrazioni riusciranno a convertire spazi inutilizzati in “centri di accoglienza”. Per essere più chiari Burdett porta l’esempio di Berlino, dove un hangar dell’ex aeroporto di Templehof è stato trasformato in un alloggio temporaneo per i rifugiati giunti in Germania. “Una città aperta non deve fare l’errore di costruire strutture ad hoc per i migranti, piuttosto deve puntare su un’architettura che preveda molteplici utilizzi per uno stesso edificio”, precisa l’esperto durante l’intervista.

La sovrappopolazione, d’altronde, è collegata non solo al numero di persone presenti e al loro stile di vita, ma anche all’impatto ecologico che queste hanno sull’ambiente. Burdett infatti, in Shaping Cities in an Urban Age, ritiene che la maggioranza dei Paesi Occidentali non riesce più a soddisfare la richiesta di beni perché non riesce a smaltire “adeguatamente”, ovvero riciclandoli, quelli che già produce. Il futuro delle città, e non solo, dipenderà quindi e sempre di più dal senso civico dei cittadini e da un’analisi accurata dei mutamenti urbani.