Multiplayer online: i lati positivi. Un tuffo nel passato per scoprire cosa c’è dietro i videogames del nuovo millennio

Multiplayer online: i lati positivi. Un tuffo nel passato per scoprire cosa c’è dietro i videogames del nuovo millennio

Il videogame è ormai considerato l’“ottava arte” del mondo moderno, un mondo in cui il ludico prende spesso piede nel quotidiano di quasi ogni persona, seppur in modalità e qualità differenti: questo in maggior parte grazie al multiplayer.

Il multigiocatore si è sviluppato circa 40 anni fa grazie agli Arcade, giochi “infiniti” – detti così perché hanno un andamento ciclico – che si giocavano dentro i cabinati delle sale giochi degli anni ’90. Dagli Arcade in poi, il gioco ha assunto diverse forme e stili, nuove ambientazioni, ma non ha mai cambiato il suo “scopo”.



I giochi in multiplayer incentivano l’utilizzo della comunicazione per giocare più o meno competitivamente, questo perché annullano l'”isolamento” che invece i cabinati creavano.

Questo come il famosissimo Tetris (1988), un puzzle game in Arcade che aveva come fine ultimo quello di totalizzare un punteggio che fosse il più alto possibile. In quanto a interazione, il puzzle ne aveva una pressoché nulla, visto che la classifica locale era consultabile solo da chi aveva accesso allo stesso cabinato degli altri giocatori.


Quattro anni dopo, nel 1992, tra i cabinati nasce un nuovo tipo di multiplayer, grazie al quale finalmente appaiono i primi accenni alla competitività: 2 giocatori, uno accanto all’altro, intenti a combattere tra di loro, questa la scena che si presentava grazie a Mortal Kombat, un  uno contro uno che ha gettato le basi per tutti i successivi giochi “locali”, ovvero giocati tra partecipanti fisicamente vicini tra loro.

Adesso un salto temporale geologicamente minuscolo, ma storicamente evidente, un salto di 7 anni all’interno dei quali all’interno di molte case sono apparse le prime console, nuove “amiche” inseparabili dei giovani del nuovo millennio. Era il 1999 quando nei salotti si invitavano i primi amici per giocare a Crash Team Racing, gioco di guida che, grazie all’uso di una console, permetteva a due giocatori contemporaneamente di sfidarsi in divertentissime corse “a ostacoli” a bordo di kart guidati da personaggi buffi che hanno segnato l’infanzia e l’adolescenza di quelli che adesso sono più o meno giovani.

Il multiplayer ha sostituito quasi del tutto le vecchie e care partite a pallone nel cortile di casa o giù in strada, ma non bisognerebbe sempre guardarne il lato negativo. Oltre a molti fenomeni spiacevoli legati al gaming (come purtroppo i casi di dipendenza), va detto che anche i più timidi adesso riescono ad avere amici in giro per il mondo grazie ai passi da gigante che ha fatto il mondo dei videogames.

Molti gamers nei loro computer – che adesso prendono il posto delle ormai obsolete console – nascondono un intero mondo, letteralmente: quelle che sembrano ore passate in totale solitudine davanti a uno schermo, sono in realtà un continuo contatto con persone di ogni sesso, età e nazionalità da ogni parte del pianeta, che trascorrono il loro tempo a scambiare idee e opinioni su argomenti di ogni tipo, come nel ’99 con Crash nei salotti.

Ultimo, enorme, salto temporale: 2017, nasce Fortnite, sparatutto battle-royale. In Fortnite un minimo di 100 giocatori si sfida all’interno di un’enorme “guerra” di tutti contro tutti, dove il percorso da seguire è una mappa che si restringe sempre di più, finché non rimane un unico sopravvissuto. Il livello di interazione è ormai quasi al massimo, grazie soprattutto alla possibilità di far parte di chat vocali di squadra e comunicare in tempo reale e in modo facile con tutti gli altri partecipanti alla battle-royale.

Grazie al multiplayer, inoltre, sono nate addirittura delle nuove professioni, che hanno portato gli appassionati a diventare coach, campioni, semplici simpatizzanti o addirittura creators, aprendo ulteriormente le porte della nostra mente al “nuovo”, al “moderno”, evitandoci sempre più di negarci il “diverso”, come insegna il web.