"Ma perché non fai qualcosa di utile?": domande "scomode" al catanese campione mondiale di AUDICA, gioco online - Newsicilia

“Ma perché non fai qualcosa di utile?”: domande “scomode” al catanese campione mondiale di AUDICA, gioco online

“Ma perché non fai qualcosa di utile?”: domande “scomode” al catanese campione mondiale di AUDICA, gioco online

CATANIA – Dentro la realtà catanese – che fuori dal gaming, pare trovarsi più che bene – alcuni ragazzi si espongono più di altri, arrivando a “solcare” l’onda del web a livelli mondiali.

Tra questi c’è un 26enne catanese, Tony “CoachTony” il suo nickname -, che ha scalato le classifiche mondiali di AUDICA, un “Rythim Shooting VR” (uno sparatutto ritmico per realtà virtuale), fino a trovarsi ai suoi vertici più alti e diventarne il campione assoluto.



“Tutto è iniziato quando avevo 9 anni, nel 2001: mi regalarono questo nuovo pc e iniziai a giocare – spiega Tony – e quando capii le dinamiche iniziai a ‘fare sul serio’. Nel 2010 scoprii i giochi ‘competitivi‘, dove l’obiettivo non era più quello di fare punti o di imparare mosse e tecniche particolari, ma quello di riuscire a giocare in squadra o contro altre persone. Il gioco in questi casi raggiunge livelli più elevati, perché il tuo ‘pubblico’ non è limitato, ma vastissimo“.

Questi i primi passi del giovane campione, che ha iniziato a portare alta la bandiera catanese durante il suo primo campionato che aveva base in Russia, giocando in squadra con altre quattro persone: un ucraino, due tedeschi e uno spagnolo.


“Ci piazzammo ottavi su un totale di 1.200 partecipanti, fu un bel momento e lì iniziai a capire che dovevo migliorarmi continuamente”.

Migliorare il proprio punteggio e superare quello degli altri, questo è l’obiettivo dei gamer già dai tempi degli Arcade nei cabinati, dove scalare le classifiche era fondamentale all’interno delle pienissime sale giochi degli anni ’90.

“Adesso quelle non sono più piene come un tempo, ma le ‘nuove sale’ (dette ‘LAN’ perché connesse a internet) straripano, soprattutto a Catania, dove almeno il 35% dei cittadini è un gamer più o meno ‘serio'”. Ci sono infatti diversi tipi di gamers, da quelli che vogliono solo cimentarsi in nuove esperienze a quelli che – come lui – dei giochi ne fanno proprio uno stile di vita.

“Ma perché non ti trovi un lavoro?” questa è – più o meno – la reazione dei suoi concittadini, ma per questo Tony ha un’ottima risposta: “Io un lavoro ce l’ho e in realtà occupa almeno l’80% delle mie giornate, ho diverse abilitazioni molto importanti che vanno dal mondo dell’immobiliare a quello finanziario. Al gaming dedico un massimo di 2 o 3 ore al giorno”.

Una risposta la trova anche alle domande più cattive: “Ma perché non fai qualcosa di utile nella tua vita?”.

Sento già di fare qualcosa di utile nella mia vita, ho iniziato a lavorare con mio padre a 16 anni mentre studiavo ancora e sono riuscito a creare il mio futuro. Non sento di dover fare qualcosa che sia più utile”.

In realtà il 26enne non ha solo un lavoro, ne ha anche un altro che differisce dai soliti: “Sono un Coach di Lol (League of Legends), in altre parole aiuto i gamers a migliorarsi e li preparo anche alle competizioni”.

“Circa due anni fa ho capito di essere ormai troppo grande per questo gioco – ha rivelato – dunque ho capito che tutto quello che avevo imparato fino ad ora poteva essere sfruttato al meglio da ragazzi più giovani, con più riflessi dei miei, magari”.

Oltre che un lavoro, però, quella di Tony è un vera e propria passione: “Io adoro insegnare, ho imparato tanto negli anni passati, ma in un modo ‘particolare’: studio numericamente alcune combinazioni e quindi miglioro le strategie dei miei ragazzi”.

“Inoltre il web non giudica – questa la particolarità che Tony ha fatto notare, quasi spiazzando i presenti – ho giocato contro ragazzi che avevano disabilità di ogni tipo e non me ne sono reso conto finché non me l’hanno detto. Il web abbatte ogni barriera fisica, oltre che linguistica”.

Catania, in realtà, si è scoperta essere una città che solo apparentemente si tiene lontana da queste cose “strane”, perché invece ci sta dentro in pieno: nel capoluogo etneo, infatti, ragazzi dai 9 anni e adulti fino ai 50 vivono gli angoli catanesi più “nascosti” all’interno delle numerose e bellissime sale LAN che la città offre, svuotando il centro storico il sabato sera, ma riempiendo queste stanze e condividendo con altri appassionati da tutto il mondo – o dalla postazione accanto la loro – i propri fantastici interessi “da nerd”.

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