Inventato “decodificatore neurale” in grado di tradurre i pensieri in parole e frasi

Inventato “decodificatore neurale” in grado di tradurre i pensieri in parole e frasi

Per la prima volta possiamo generare intere frasi sulla base dell’attività cerebrale umana; e tra qualche anno sarà possibile costruire un dispositivo clinicamente valido per i pazienti che hanno perso l’uso della parola“, queste le affermazioni di Edward Chang, ordinario di Chirurgia neurologica all’Università della California di San Francisco (UCSF) e autore della prestigiosa ricerca sul decodificatore neurale pubblicata sulla rivista Nature. Grazie al decodificatore, soggetti affetti da malattie come il cancro alla gola o da patologie neurodegenerative come la SLA e il morbo di Parkinson potrebbero tornare nuovamente a parlare.

Lo strumento, stando a quello che riportano i ricercatori, analizza le aree cerebrali da dove provengono le istruzioni necessarie per il controllo dei muscoli della lingua, delle labbra, della mascella e della gola per la produzione di un discorso.



In un’intervista a Forbes, il coordinatore del progetto Gopala Anumanchipalli dichiara: “Abbiamo pensato che se questi ‘centri vocali’ nel cervello codificano i movimenti piuttosto che i suoni, avremmo dovuto cercare di fare lo stesso nel decodificare i segnali“.

L’algoritmo realizzato, denominato “virtual vocal tract”, è stato “addestrato” ad associare i segnali elettrici del cervello ai rispettivi movimenti e, successivamente, a tradurre quei movimenti in suoni sintetizzati; il risultato è una voce robotica con un forte accento straniero. L’efficacia dello dispositivo, al momento, è del 43% (alcuni suoni come “sh” e “z” sono stati perfettamente sintetizzati, altri come “b” e “p” ancora no), ma gli scienziati sono fiduciosi: “Le imperfezioni – dicono – non rappresentano una grossa difficoltà”.