Apprendimento 2.0: tra smartphone e app, ecco come cambia il nostro modo di imparare sul web

Apprendimento 2.0: tra smartphone e app, ecco come cambia il nostro modo di imparare sul web

Non si tratta certo di una novità: la tecnologia ha cambiato il nostro modo di vedere le cose, e di metterle in pratica. Soprattutto quando si parla del web, visto che il digitale rappresenta probabilmente uno dei cambiamenti più clamorosi dell’ultimo secolo, in ambito hi-tech. Al punto da rivoluzionare anche un settore importante come quello dell’apprendimento.

Quando lo smartphone sostituisce l’enciclopedia



Prima l’enciclopedia su CD, come la famosa Encarta, poi il web e Wikipedia: nell’arco di alcuni anni, le cose sono cambiate e non di poco. Un tempo la presenza di un’enciclopedia sullo scaffale, con i suoi numerosi volumi, rappresentava addirittura una questione di vanto sociale. Oggi i pochi che ancora ce l’hanno la nascondono dentro gli scatoloni. Ma l’apprendimento non ne ha risentito, al contrario: l’apertura del web nei confronti della cultura ha creato un canale sempre più veloce per la fruizione delle informazioni e per lo studio. Con gli smartphone, poi, tutto questo processo è accelerato ancora di più. La rivoluzione in questione, comunque, ha anche i suoi contro: su Internet la soglia di attenzione si fa sempre più bassa, il che spinge il lettore a saltare continuamente da un sito ad un altro, aumentando quello che nel gergo viene chiamato “bounce rate” (frequenza di rimbalzo).

Apprendere con lo smartphone


Come detto, lo smartphone rappresenta uno dei canali principali per l’apprendimento, in rapida ascesa. Lo si può usare per studiare, e lo si può fare in diversi modi. Un esempio concreto è il seguente: quando c’è l’esigenza di apprendere una nuova lingua come il francese, ad esempio, basta fare dei test online, oppure guardare le lezioni su siti come YouTube, sempre da telefonino. Inoltre, proseguendo con l’esempio precedente, se si vuole imparare il francese esistono anche dei portali specifici, e in questo senso possiamo citare Babbel: disponibile anche in versione app, il sito in questione si pone l’obiettivo di aiutare gli utenti ad ampliare il proprio dizionario di francese (e non solo, perché il set di lingue a disposizione è enorme). Come funziona questa applicazione? Nulla di complicato: basta scaricarla e installarla sul telefono, lanciarla e scegliere una delle opzioni che mette a disposizione degli utenti. È ad esempio possibile esercitarsi sullo speaking, ma anche sulla scrittura e ovviamente sulle capacità di ascolto. App come questa sono davvero ottime per migliorare skills come la pronuncia, la grammatica e tanto altro ancora. Non a caso, Babbel sta andando incontro ad un successo molto ampio, al punto che il 97% degli utenti che la usa la consiglia anche agli altri. Il che testimonia quanto segue: anche settori complessi come l’apprendimento delle lingue, oggi, possono contare sul supporto del digitale.

Lo smartphone? Una nuova risorsa per la scuola

Lo smartphone può diventare uno strumento molto importante per l’apprendimento: una regola che vale non solo a casa, ma anche a scuola. Sebbene gli istituti scolastici siano storicamente restii ad accettare il telefonino come veicolo di formazione, in realtà molte scuole stanno cercando di spezzare questa inutile tradizione. Perché gli smartphone, se usati nella maniera giusta, si rivelano ottimali per l’apprendimento e per lo studio durante le lezioni. In realtà il discorso è molto più ampio, perché i telefonini possono essere usati anche per l’apprendimento dei piccoli e non solo, attraverso il gioco, così da rendere lo studio più piacevole e più stimolante (e di conseguenza più efficace). Una prova concreta proviene da chi questo sistema già lo impiega da mesi, come nel caso dell’Università della California. La rivoluzione in questione ha creato anche un termine che rende particolarmente bene l’idea: “apprendimento connesso” o “connected learning”. Un apprendimento che si basa su un livello di coinvolgimento del ragazzo molto elevato, visto che entra in gioco uno strumento tecnologico che rientra nei suoi pieni interessi. Inoltre, ciò consentirebbe anche di personalizzare l’iter di studio. Un vantaggio non indifferente per i più giovani, che in questo modo potrebbero concentrarsi su materie più consone alle proprie attitudini.