Il morbo di Basedow o di Graves, rappresenta la causa più frequente di ipertiroidismo nella popolazione giovane-adulta e nelle aree iodo-sufficienti. E’ dovuto alla presenza di autoanticorpi che interagiscono con il recettore del TSH espresso a livello delle cellule tiroidee determinando un incremento della produzione di tiroxina e triiodotironina e di conseguenza la sintomatologia tipica dell’ipertiroidismo ovvero dimagrimento, tremori, insonnia, tachicardia, sudorazione etc.
Circa il 40-50% dei pazienti con ipertiroidismo di tipo autoimmune sviluppa una manifestazione clinica extratiroidea che prende il nome di oftalmopatia (orbitopatia), caratterizzata da protrusione dei bulbi oculari, edema delle palpebre, rossore delle congiuntive e nelle forme più gravi diplopia (sdoppiamento delle immagini) fino al rischio di perdita della vista per compressione del nervo ottico (neuropatia ottica distiroidea).
Nella maggior parte dei pazienti (70% dei casi) il coinvolgimento oculare si presenta in forma lieve e richiede solo monotoraggio clinico, applicazione di sostituti lacrimali (spesso è presente secchezza oculare per infiammazione della ghiandola lacrimale) e utilizzo di immunomodulatori come il selenio.
Nelle forme attive, ovvero quando è presente infiammazione a livello orbitale, il paziente accusa spesso dolore a riposo e soprattutto durante i movimento oculari; in questi casi si rende necessario il ricorso a terapia cortisonica da effettuarsi per via endovenosa e con somministrazioni settimanali che assicura migliori risultati in termini di efficacia e minori effetti collaterali rispetto alla somministrazione giornaliera per via orale. Nei casi in cui il cortisone fosse controindicato è possibile eseguire la radioterapia dei muscoli estrinseci oculari.
Le forme gravi si riscontrano raramente (3% dei casi circa) e sono potenzialmente pericolose per la vista in quanto l’espansione del grasso e dei muscoli oculari può determinare una neuropatia da compressione sul nervo ottico. In questi casi il paziente deve essere ricoverato per eseguire una “decompressione medica” con steroidi e.v ad alte dosi sotto stretto monitoraggio medico-specialistico.
Nei casi di fallimento della terapia medica e nei casi di oftalmopatia moderato-grave stabile e non attiva, quando il paziente manifesta ancora disturbi visivi (diplopia) che limitano le attività quotidiane (guidare, leggere, camminare) o quando l’impatto estetico crei disagio nelle relazioni interpersonali si può ricorrere alla riabilitazione estetico-funzionale tramite decompressione chirurgica delle orbite.
Concludendo, l’ipertiroidismo di tipo autoimmune può in circa la metà dei pazienti, determinare una manifestazione extratiroidea che prende il nome di oftalmopatia (orbitopatia) tiroide correlata, che richiede un’attenta valutazione da parte dell’endocrinologo in quanto, sebbene in una minoranza dei casi, può rappresentare un problema clinico di difficile gestione che può ridurre in maniera importante la qualità di vita del paziente.



