La centralità della persona nel servizio sanitario e la riduzione della spesa

La centralità della persona nel servizio sanitario e la riduzione della spesa

Domenico Grimaldi

Mettere al centro la persona ammalata significa considerare centrale la narrazione del suo percorso di malattia e di cura, partendo dall’ascolto fino all’individuazione dei suoi bisogni individuali. Coniugare la riduzione della spesa in materia sanitaria con lo sviluppo di iniziative innovative è di certo complesso, visto che l’introduzione di tagli e l’istituzione di tetti di spesa, mal si adatta alle innovazioni diagnostiche, terapeutiche e riabilitative necessarie a migliorare la qualità delle cure delle persone sofferenti.

L’esigenza di risparmiare infatti, quando si accoppia alla lentezza burocratica, produce effetti devastanti sulla sanità pubblica che col tempo diviene residuale piuttosto che universale. Nessuno potrebbe rinunciare alla qualità in sanità, come non si può immaginare di risparmiare sulla vita umana. Proseguire con questa tendenza negativa e con il sotto finanziamento del servizio sanitario, ci porterà inevitabilmente a cancellare la universalità e solidarietà nell’ambito del sistema sanitario nazionale.

I ridotti investimenti in sanità ci allontanano dagli altri paesi europei tanto che siamo sotto la media per i tassi di copertura vaccinale, per gli screening, per l’accesso alle innovazioni sia farmaceutiche che tecnologiche, per la informatizzazione dei servizi sanitari, per la long term care, liste di attesa ed altro. L’ inferiore disponibilità di risorse si accompagna ad una poco efficiente allocazione delle stesse, con spesa sanitaria pubblica in Europa molto inferiore a quella della Francia, Germania e Regno Unito con un divario ampio in continua crescita relazionata alla diversa crescita del Pil.

Anche l’invecchiamento della popolazione d’altra parte si ripercuote sulla sostenibilità del sistema, tanto che la prevenzione diviene fondamentale, in quanto invecchiare in buona salute potrebbe significare evitare la esplosione dei costi derivanti dalle cronicità. Non si può prescindere dalla lotta agli sprechi ed alle inappropriatezze, reinvestendo le risorse recuperate in prevenzione, innovando e passando dalla medicina di attesa a quella di iniziativa. La fisiologica espansione annuale della spesa ormai si è bloccata, con riduzione evidente dei disavanzi con i piani di rientro.

Non si può continuare a tagliare sempre di più perché già vi è una riduzione dei servizi essenziali ai cittadini. Vi è un mancato ricambio generazionale con precarietà dei percorsi professionali ed ostacolo evidente alla trasmissione dei saperi a tutti i livelli.
La gran parte della spesa è assorbita dalle cronicità per cui occorre riorganizzare le modalità di risposta a questi bisogni diffusi. I piccoli ospedali devono divenire strutture intermedie con unificazione di quelle strutture che non raggiungono gli standard qualitativi e di sicurezza necessari.

Occorre incrementare le attività ambulatoriali per i cronici, le strutture per gli anziani non autosufficienti nel territorio con il risultato di una riduzione dei ricoveri non appropriati ed un accorciamento delle degenze ospedaliere. Trasferire le cronicità al territorio è fondamentale anche se necessita un impegno collettivo di sostegno per far capire che il malato cronico deve essere assistito al suo domicilio, comunque in sede territoriale.

Concludo ribadendo che, promuovere l’invecchiamento in buona salute è prioritario, ricordando che il nostro servizio sanitario è quello che spende meno in Europa!