Cambiamenti, incertezze e difficoltà: il lavoro e la missione degli psicologi ai tempi del Covid-19

Cambiamenti, incertezze e difficoltà: il lavoro e la missione degli psicologi ai tempi del Covid-19

Gli psicologi sono in prima linea per sostenere la gente turbata dagli stravolgimenti della quotidianità dovuti al Coronavirus, dal lockdown e dalle ripercussioni emotive dei cambiamenti degli ultimi mesi.


Il loro lavoro non è mai facile, ma senza dubbio nell’ultimo periodo è diventato sempre più rilevante per garantire l’equilibrio di chi si trova in difficoltà di fronte a mutamenti senza precedenti.

Iniziative di consulenza e task force di professionisti, monitorate e guidate dall’Ordine degli Psicologi, sono attive a livello nazionale e locale. In alcune Regioni è stato proposto agli iscritti all’Ordine l’inserimento del proprio profilo in database specifici, cosicché un paziente o chiunque ne senta il bisogno abbia la possibilità, nella sezione Covid-19 del sito ufficiale, di trovare una vasta gamma di psicologi a disposizione.


Enti e gruppi specifici, poi, hanno provveduto alla creazione di sottogruppi, pronti ad affrontare le problematiche psicologiche ed emotive legate a questo periodo in maniera capillare e specifica, non dimenticando come un ruolo importante nel malessere individuale possa essere giocato anche da questioni “esterne” al virus e all’isolamento sociale (un esempio tristemente noto è quello della violenza in ambito domestico). Si tratta di preoccupazioni che non si estinguono con il Covid-19 e per le quali l’attenzione degli psicologi, così come di tutti gli enti e le figure professionali coinvolte, rimane costante.

“Ognuno si è concentrato su difficoltà regionali o su tematiche specifiche, secondo i bisogni, spiega la psicologa Livia Longo, che ricorda anche il prezioso contributo degli operatori socio-sanitari: “Le Aziende sanitarie si sono mosse subito, per garantire aiuto. Medici, infermieri e OSS sono in prima linea per combattere il Covid-19, sotto il controllo e con il supporto degli psicologi delle Asl”.

Gestire vecchi impegni e nuove situazioni di emergenza non è certamente facile per gli esperti del settore psicologico, che hanno dovuto, come tutti, cambiare le proprie abitudini e adeguarsi a modalità differenti di lavoro.

“Per quanto riguarda il lavoro privato, la situazione cambia da persona a persona: ogni libero professionista si può muovere in modo diverso. Secondo quanto stabilito dai Decreti, potevamo continuare a lavorare serenamente. Alcuni hanno mantenuto lo studio, mettendo in atto tutte le cautele (sanificazione prima e dopo degli spazi utilizzati, sedie in plastica piuttosto che in stoffa, uso di guanti e mascherina ove possibile, distanza di sicurezza)”, afferma la dottoressa Longo.

Sembra facile, ma in realtà il distanziamento sociale ha delle ripercussioni anche nel modo in cui il terapeuta interagisce con il paziente e può essere d’ostacolo a certe attente analisi dei comportamenti e dei movimenti della persona: “Mantenere mascherine e distanza di sicurezza può essere praticamente impossibile durante certi colloqui, per questo molti di noi hanno preferito la modalità online, con consulenze specifiche per professioni sanitarie. Il contatto diretto con il paziente è fondamentale nel nostro ambito. In questa situazione si predilige l’online per diversi motivi: guanti e mascherina possono ostacolare i movimenti e mantenere la distanza di sicurezza consigliata (2 metri per gli studi) è spesso molto difficile. Con la modalità online è possibile almeno osservare le espressioni facciali, così come i cambiamenti minimi dell’espressione e della postura. Si riesce a mantenere un contatto nonostante la distanza. Di persona sarebbe impossibile, visto che sia il terapeuta che il paziente dovrebbero portare la mascherina e stare molto lontani”.

Ironicamente alcuni meme sui social predicono un futuro di prosperità per gli psicologi dopo la quarantena. Anche se in realtà i cambiamenti sembrano essere stati relativi per quanto riguarda la quantità di richieste di consulenza, in realtà appare chiaro ai professionisti come il Coronavirus abbia avuto un certo impatto qualitativo sulla vita di ciascuno: “Qualcuno ha ricevuto qualche consulenza in più. Alla base c’è il trasformarsi della quotidianità e dei problemi di fronte al Covid-19. Si stanno trasformando anche le paure, i sintomi, le difficoltà. In alcuni casi, le paure possono diventare più acute, in altri trasformarsi del tutto e assumere una struttura e una forma nuova”, commenta la dottoressa Longo.

Molti hanno paura, ma non sanno cosa fare. “L’invito è quello di evitare di arrivare a stare male e chiamare aiuto subito – continua la psicologa – Si tratta di una situazione in divenire, mutevole, e quindi, per non farci trovare cagionevoli o sprovvisti di tutte quelle risorse che ci permettono di affrontare la difficoltà, è molto utile chiedere aiuto, ricordandosi che chiedere aiuto non è un atto di vergogna ma un atto di coraggio.

Nonostante le apparenze, gli psicologi non sono imperturbabili e non vivono come macchine. Lo spiega bene la dottoressa Longo, che fa luce sulle difficoltà di chi per lavoro sostiene gli altri ma deve apprendere anche ad aiutare se stesso: “Siamo umani anche noi, anche noi siamo provati da questa situazione, nelle nostre quattro mura. Abbiamo parenti lontani e incertezze, viviamo anche noi la quarantena come tutti. Anche noi siamo molto cagionevoli. Il consiglio è rimodulare la propria routine, dedicando momenti alla ricerca, agli amici e ai colleghi, ai propri progetti. Bisogna trasformare la quarantena in qualcosa di diverso, sulla base dei nostri piccoli obiettivi”.

Gli psicologi hanno una missione che deve essere obiettivo primario di vita, a prescindere dai momenti di abbattimento e dal clima di incertezza che domina le vite di tutti: “È un periodo difficile per tutti e penso che nessuno psicologo si nasconda dietro un dito. Quando però si tratta di stare davanti alla telecamera per le terapie, come quando si va nel proprio studio e si lasciano i problemi dietro la porta, gli psicologi devono lasciare fuori tutto. Non è facile, ma siamo formati e allenati proprio per questo”, conclude la dottoressa Longo.

Fonte immagine: Pixabay – Gerd Altmann