Marco Pantani, il Pirata è stato ucciso due volte

Marco Pantani, il Pirata è stato ucciso due volte

Marco Pantani, il Pirata è stato ucciso due volte

Marco non è stato mai dimenticato dalla gente. Proprio in questi giorni è andato in proiezione un DocuDrama che racconta alcune verità di una vicenda che non smette di gridare vendetta; probabilmente parlarne è il modo migliore per onorare la sua memoria. 


La vicenda di Marco Pantani si muove su un binario ormai chiaro: il controllo di Madonna di Campiglio al Giro del 1999 da un lato e l’intercettazione di un affiliato alla criminalità organizzata che spiegava: “Quel test è stato manipolato per volere della camorra” dall’altro.

La tesi di base unanimemente riconosciuta è una: il Pirata è stato ucciso due volte. La prima a Madonna di Campiglio nel ‘99, con l’esclusione dal Giro d’Italia perché vittima di un complotto più grande di lui. 


Così come emerso dagli atti d indagine, c’era dietro la camorra e un giro di scommesse clandestine tra boss. La seconda a Rimini, il giorno di San Valentino del 2004, in cui Pantani venne ritrovato morto per un’overdose di cocaina in una scena del crimine manomessa, con tanto di artefatta giustapposizione del bolo di cocaina da parte di altri (probabilmente i presunti assassini).

Tuttavia, pur di fronte al concreto sospetto che le analisi ed i valori dell’ematocrito del “Pirata” siano stati alterati per volere della Camorra, l’inchiesta rischia di essere comunque archiviata per la prescrizione della ipotesi di reato ipotizzata dallo stesso P.M. (la corruzione messa in atto dal clan nei confronti dei medici che eseguirono i controlli), mentre la contestazione del reato di estorsione (tipica estrinsecazione del potere mafioso) consentirebbe la prosecuzione delle indagini.

Pochi giorni orsono, il G.I.P. del Tribunale di Rimini ha disposto l’archiviazione del diverso procedimento riguardante la tragica morte di Marco Pantani, ritenendo insufficienti i pur corposi elementi proposti dalla parte civile a suffragio di ipotesi ben diverse da quella di una tragica fatalità.

Se un antefatto (la squalifica di Pantani) fosse viziato dalla presenza di una mano criminale, appare quantomeno ragionevole che anche l’epilogo (la morte di Marco) possa esserne stato in qualche modo determinato o, almeno, condizionato.

Una cosa è certa, la vicenda Pantani ha lasciato in eredità tante domande, alcune scomode, altre difficili da digerire: ad esempio la madre di Marco Pantani, Tonina, afferma che il modo scelto dal figlio per assumere la droga o per suicidarsi, ossia l’ingestione di cocaina, non parrebbe verosimile, in quanto sarebbe morto prima di assumere tutta quella quantità, sei volte la dose letale, come rilevato dai medici legali di parte.

La signora Pantani sostiene da sempre che il figlio sia stato assassinato simulando un’overdose, probabilmente per farlo tacere riguardo a qualche scomodo segreto, forse legato al doping nel ciclismo e alla sua squalifica del 1999, con l’emerso collegamento col mondo delle scommesse truccate, oppure per qualcosa di relativo all’ambiente della droga.

Tonina Pantani ha richiesto più volte la riapertura dell’indagine archiviata, sostenendo che le firme per il prelievo dei soldi, che Pantani avrebbe usato per comprare la droga, sarebbero falsificate e che non c’era traccia di droga nella camera del residence, come ci si aspetterebbe dalla stanza di un tossicodipendente che ne fa uso abituale e che il ciclista, a suo parere, non era più dipendente dalla cocaina, né voleva suicidarsi. Pantani aveva inoltre chiesto alla reception di chiamare i Carabinieri, la seconda volta poco prima dell’ora della morte, poiché, a suo dire, alcune persone lo stavano infastidendo.In nessuna delle due entrate del residence erano presenti telecamere di sicurezza, così fu impossibile rilevare l’eventuale presenza di estranei accedere alla porta di Pantani.

L’unico processo celebrato fu a carico di spacciatori (Fabio Carlino, Ciro Veneruso, Fabio Miradossa, Elena Korovina detta Barbara, presunta ultima amante del Pirata) per cessione di stupefacenti con l’aggravante per tre di loro di omicidio colposo, per aver provocato la morte del cessionario, ma furono condannati a pene basse solo per spaccio, mentre uno fu assolto.

In altri termini, la vicenda è ben lontana da considerarsi chiarita e conclusa.

Avvocato Alessandro Numini

Redattore Informa Legal