Quando l'Italia fece abbassare la testa agli USA: 35 anni fa il dirottamento "Achille Lauro" e la crisi di Sigonella

Quando l’Italia fece abbassare la testa agli USA: 35 anni fa il dirottamento “Achille Lauro” e la crisi di Sigonella

Quando l’Italia fece abbassare la testa agli USA: 35 anni fa il dirottamento “Achille Lauro” e la crisi di Sigonella

Era il 7 ottobre del 1985, 35 anni fa a largo delle coste di Alessandria d’Egitto prima, e a Sigonella poi, andò in scena un evento che rischiò di cambiare le sorti e i disegni politici del mondo intero. Tutto partì da un dirottamento, quello della nave da crociera “Achille Lauro“, all’interno della quale si infiltrò, sotto falso nome e mischiato tra i passeggeri, un commando del Fronte di liberazione della Palestina. I terroristi presero in ostaggio più di 400 passeggeri e l’equipaggio. La richiesta era la liberazione di 52 palestinesi detenuti in Israele.


Da lì in poi iniziò un vero e proprio tira e molla in merito a responsabilità, interventi e trattative con i dirottatori. Il Governo italiano, nelle figure dell’allora Presidente del Consiglio, Bettino Craxi, del Ministro della Difesa Spadolini e del Ministro degli Esteri Andreotti, si mette in contatto con quello egiziano, che riferisce all’Italia che i dirottatori sono da 4 a 6 e sono armati di mitra e bombe a mano. Per la trattativa scesero in campo anche i leader dell’Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina) e dell’Flp (Fronte per la liberazione della Palestina), rispettivamente, Yasser Arafat e Abu Abbas.


Nel corso delle trattative, la nave entra in acque siriane, la responsabilità non è più egiziana. Tutto ciò che Andreotti aveva fatto per intavolare una trattativa va in fumo, gli americani sono categorici: “Non si tratta con i terroristi“. Assad, ai tempi presidente della Siria, era in viaggio diplomatico. Le richieste dei terroristi non vennero soddisfatte, l’attracco della nave nel porto di Damasco non avvenne, e i dirottatori ci andarono giù pesante.

L’8 ottobre, infatti, un anziano cittadino americano, Leon Klinghoffer, 79 anni, ebreo e in sedia a rotelle, venne ucciso sul ponte dell'”Achille Lauro” e il suo cadavere venne buttato giù dalla nave. Da lì le minacce – o promesse – comunicate al comandante De Rosa. Secondo le ricostruzioni, i dirottatori avrebbero detto che se non si fosse intavolata una trattativa entro un’ora, avrebbero ucciso un passeggero ogni tre minuti. Nel frattempo, però, Abu Abass, chiamato “comandante” dai terroristi (secondo comunicazioni intercettate), li dissuade e ordina loro di tornare in Egitto.

Il 9 ottobre avviene la resa. Una motovedetta egiziana prelevò il commando e liberò la nave, che attraccò a Port Said. I terroristi, sotto la protezione di Abbas, stavano per essere portati in Tunisia da un aereo egiziano, che venne, però, intercettato e scortato alla base di Sigonella da 4 Tomcat statunitensi. Da qui in poi iniziò una vera e propria “guerra tra Italia e Stati Uniti riguardo a chi dovesse prendere in consegna i terroristi. Ronald Reagan, allora Presidente USA, ottenne da Craxi l’autorizzazione per atterrare a Sigonella, a Catania, ma si rifiutò di consegnare agli americani i sequestratori.

Una volta atterrato a Sigonella, il boeing con dirottatori e Abu Abass venne scortato nella zona della base a giurisdizione italiana. I carabinieri circondarono il velivolo, i Navy Seals accerchiano i militari dell’Arma e gli puntano i fucili contro, ma un ulteriore battaglione dei carabinieri si dispone,a cerchio, dietro di loro. Se dovesse partire un solo colpo le conseguenze sarebbero impensabili. Vinse l’Italia, le cui autorità presero in consegna i dirottatori. Abu Abbas, considerato dall’Italia un semplice testimone, fu lasciato partire, dopo essere stato trasferito con l’aereo egiziano a Ciampino e poi a Fiumicino, verso Belgrado. Gli USA erano furibondi, non avevano ottenuto la possibilità di processare i dirottatori e tornarono a casa a mani vuote.

Abu Abbas, nonostante venne condannato all’ergastolo nell’87’ dalla Corte d’Assise di Genova in contumacia come mandante del dirottamento e dell’assassinio di Klinghoffer, visse tranquillamente a Baghdad fino alla caduta del regime di Saddam. Venne arrestato dalle forze d’occupazione statunitensi e morì l’8 marzo 2004, ufficialmente per cause naturali.

Fonte immagine lavocedinewyork.com