Con l’originale copertina che riproduce la foto dell’anziano e storico parroco di Milo, mons. Concetto Fichera ed il primo sindaco di Milo, l’ing. Sebastiano Inserra, che rievoca l’immagine di “Don Camillo e Peppone” di Guareschi, il prof. Paolo Sessa, cultore e ricercatore della storia della cittadina etnea, in preparazione al 70° anniversario, ha dato vita ad un altro volume che racconta il passaggio “Dal priorato all’autonomia” del comune di Milo, conseguita nel 1955.
Nelle preziose pagine, frutto di intense e approfondite ricerche, l’autore compie un viaggio nella storia del borgo montano di Milo, che nel XIV secolo si sviluppava attorno al Priorato dell’“Acqua di lu Milu”, descrivendo l’evoluzione del territorio e della vita dei suoi abitanti, attorno alla Chiesa, al monastero e alla torre.
Le origini bizantine di Milo, pur non documentate, sembrano certe. I primi documenti risalgono al 1391, quando il vescovo conte Simone del Pozzo dona il locum Aquae Mili a Simone Miroponte con varie pertinenze e una torre. Gli storici concordano, comunque, che già nel 1340 Giovanni D’Aragona aveva fatto edificare la chiesa, successivamente dedicata a Sant’Andrea.
Tutti questi eventi rivivono tra le pagine del volume ed il prof. Paolo Sessa, storico per amore, realizzando dopo vent’anni una riedizione del volume del 2005: “Milo, Viaggio nella storia di una comunità”, accompagna il lettore in un cammino di osservazione e di risposte a tante silenziose domande sui luoghi e le trasformazioni del paese di Milo nel corso degli anni.
Le testimonianze degli ultimi anziani di Milo e la scoperta di nuovi documenti hanno riportato alla luce la storia della teleferica di don Puddu da nivi, realizzata negli anni Venti del secolo scorso, e le numerose trazzere che collegavano Milo ai vicini centri montani.
Il volume testimonia la presenza nel territorio di Milo di Filippo Tommaso Marinetti nel 1925, e poi ancora artisti e intellettuali come Federico De Roberto, Angelo Musco, Rosina Anselmi, Ercole Patti, Vitaliano Brancati, Giuseppe Patanè; del pittore Roberto Rimini; del fotografo tedesco Wilhelm von Gloeden; dell’antropologo Fosco Maraini; del compositore Giacomo Puccini; del tenore Beniamino Gigli; del musicista Giuseppe La Rosa e Rosario Torrisi; di Natale Scalia, del barone Carmelo Nicolosi di Villagrande, del prof. Salvatore Citelli, del prof. Maganuco che coniò il motto dello stemma comunale “In memore milensi salus” e poi ancora di tanti uomini politici, senatori, onorevoli, vescovi, monsignori, che arricchiscono l’album storico del borgo etneo, località turistica scelta da tanti catanesi per il clima e il paesaggio.
L’eruzione del 1928, che minacciò Sant’Alfio, Milo, e cancellò la cittadina di Mascali, l’avvento della fillossera che rallentò l’economia, il lavoro dei vigneti e segnò l’avvio del fenomeno migratorio verso gli Stati Uniti, l’Argentina, il Brasile e l’Australia, sono raccontati nel volume con la ricchezza di nomi, aneddoti e documentazione fotografica.
Le giornate di luglio e agosto del 1943, la presenza dei soldati tedeschi e inglesi, i bombardamenti, la distruzione della chiesa sono descritti con dovizia di particolari, come pure la presenza dei banditi Salvatore Giuliano e Alfio Barbera nei boschi di Milo e Fornazzo e poi ancora l’eruzione del 25 novembre 1950 che durò 372 giorni, fino al 2 dicembre 1951, accompagnano il lettore che viene coinvolto negli eventi che hanno segnato l’evoluzione del suggestivo borgo etneo.
Il volume, edito da Algra editore, che riporta una ricca bibliografia e un corredo di documentazioni fotografiche, pergamene e carte topografiche, è accompagnato da una nota dell’Autore, il quale consegna alle giovani generazioni il frutto delle accurate ricerche al fine di consolidare la “memoria del passato per affrontare, con minori incertezze e patemi d’animo, il futuro”.
L’intera cittadinanza ha accolto con riconoscenza il lavoro del prof. Paolo Sessa, che è stato anche sindaco di Milo, in preparazione ai festeggiamenti del settantesimo anno dell’autonomia del comune di Milo.
A cura di Giuseppe Adernò