Gli anziani e l’emergenza sanitaria, tra ansie e consapevolezza di essere fragili: si celebra oggi la loro giornata mondiale

Gli anziani e l’emergenza sanitaria, tra ansie e consapevolezza di essere fragili: si celebra oggi la loro giornata mondiale

Come ogni anno, oggi si celebra la Giornata mondiale delle persone anziane, istituita dall’Assemblea generale delle Nazione Unite nel 1990, che si pone l’obiettivo di accrescere la consapevolezza sui temi riguardanti gli anziani, come la senilità e gli abusi senili e apprezzare il contributo che questi ultimi danno alla società.


Oggi più che mai questa ricorrenza assume una importanza storica, in quanto questa emergenza ha messo in risalto le fragilità dei nostri “nonni”e, forse, ci ha fatto apprezzare quello che loro fanno e hanno fatto per il nostro Bel paese.


Durante questa crisi mondiale i nostri anziani sono stati coinvolti da diversi disagi e per comprendere al meglio quali questi possano essere stati, abbiamo chiesto il parere a un esperto, la psicologa dottoressa Claudia Giusi Giuffrida che ha spiegato: “L’emergenza ha generato in ciascuno di noi cambiamenti nel vivere quotidiano e il dover fare i conti con pensieri e preoccupazioni inerenti la salute, il lavoro e più in generale il futuro”.

Le restrizioni e i doverosi accorgimenti finalizzati a salvaguardare la salute evitando il rischio di sovraccarico per il sistema sanitario, hanno comportato conseguenze preoccupanti – sottolinea la dottoressa Giuffrida – soprattutto per soggetti più a rischio come gli anziani. Essi hanno maggiormente avvertito la solitudine dovuta alla lontananza dalle proprie famiglie e dai propri cari, sentito l’esigenza di compagnia, conforto e necessità di essere ascoltati“.

Ma ai nostri “nonni” non hanno solo provato un senso di solitudine bensì, ci spiega la psicologa, “sono inoltre incrementate ansie e paure connesse al proprio stato di salute e in alcuni casi l’ambiente esterno e tutto ciò che lo caratterizza è stato vissuto come una minaccia alla propria salute e di conseguenza reputato come qualcosa da tenere lontano“.

Ma allora, in considerazione di questo senso di minaccia e di ansia sul proprio stato di salute, ci si è chiesti se questa emergenza possa realmente aver fatto comprendere ai nostri anziani, che spesso si sentono invincibili, di essere fragili, anzi i più fragili nella società.

Molte persone si sono percepite fragili, vulnerabili ed è aumentata la loro consapevolezza – sottolinea la dottoressa Giuffrida – di rientrare tra le categorie maggiormente esposte al rischio. Inoltre le preoccupazioni sono stata rivolte anche verso i loro cari, paura che un familiare si potesse ammalare, non sapere come stavano parenti e amici distanti“.

Ma dietro l’angolo, sin dai primi momenti della crisi sanitaria, si celava un ulteriore ansia per i nostri “nonni”: “gli anziani, inoltre, hanno avuto e hanno tuttora maggiori difficoltà a imparare nuove regole e modelli comportamentali, come a esempio l’utilizzo delle mascherine, il dover mantenere certe distanze e l’utilizzo costante di disinfettanti“.

Ma allora cosa possiamo fare per i nostri cari che più di tutti hanno sofferto e soffrono la peggiore crisi pandemica degli anni 2ooo?

In nostro aiuto arriva la psicologa che ci spiega: “si rivela di fondamentale importanza fornire ascolto, supporto e sostegno, infondendo un senso di tranquillità e normalizzando ansie e paure. È importante coinvolgere i propri cari, trascorrere del tempo con loro con le dovute accortezze e quando per svariati motivi ciò non è possibile, mantenere vivo il contatto tramite telefono e dispositivi tecnologici“.

Fonte immagine: pixabay.com/it/StockSnap