Economia non osservata in Italia: in contrazione lavoro irregolare ma in aumento le attività illecite, domina il traffico di droga

Economia non osservata in Italia: in contrazione lavoro irregolare ma in aumento le attività illecite, domina il traffico di droga

Economia non osservata in Italia: in contrazione lavoro irregolare ma in aumento le attività illecite, domina il traffico di droga

Ogni anno l’Italia perde miliardi di euro a causa dell’economia non osservata, ovvero tutte quelle attività economiche di mercato che, per motivi diversi, sfuggono all’osservazione diretta della statistica ufficiale, essenzialmente, l’economia sommersa e quella illegale. Ogni l’Istituto Nazionale di Statistica svolge uno studio su di essa e sui suoi risvolti.


Ma andiamo nel dettaglio, per quanto concerne l’economia sommersa, le principali componenti sono costituite dal valore aggiunto occultato tramite comunicazioni volutamente errate del fatturato e/o dei costi (sotto-dichiarazione del valore aggiunto) oppure generato mediante l’utilizzo di input di lavoro irregolare. A esso si aggiunge il valore dei fitti in nero, delle mance e una quota che emerge dalla riconciliazione fra le stime degli aggregati dell’offerta e della domanda.


Parlando del ricorso al lavoro non regolare da parte di imprese e famiglie, caratteristica strutturale del mercato del lavoro italiano, l’Istat ha notato una contrazione del 1,3%, segnando un ridimensionamento di un fenomeno che, nel 2017, era in piena espansione.

Il tasso di irregolarità risulta in calo, attestandosi al 15,1%, dopo il 15,5% fatto registrare nel biennio 2016-2017.

Il calo del tasso di irregolarità – spiegano gli esperti – è dovuto all’effetto congiunto della dinamica negativa del lavoro non regolare e dell’aumento dell’input di lavoro regolare, riconducibile alla componente dei dipendenti (+1,8%). Il tasso di irregolarità si conferma più elevato tra i dipendenti rispetto agli indipendenti (rispettivamente il 15,5% e il 14,2%)“.

Ma l’economia sommersa, come detto in precedenza, è un fenomeno ben più ampio, che tocca diversi settori. Il complesso dell’economia sommersa vale 191,8 miliardi, il 12% del valore aggiunto prodotto dal sistema economico. Questa dato, come nel caso del mercato del lavoro irregolare, è in contrazione, con una riduzione di 3,2 miliardi.

La diffusione del sommerso economico – sottolineano gli esperti Istat – risulta essere fortemente legata al tipo di mercato di riferimento piuttosto che alla tipologia di bene/servizio prodotto. Al fine di cogliere in maniera più accurata questa caratteristica del fenomeno, nel descriverlo si utilizza una disaggregazione settoriale che tiene in considerazione la specificità funzionale dei prodotti/servizi scambiati piuttosto che le caratteristiche tecnologiche dei processi produttivi“.

Attenzionando i dati, possiamo vedere come i settori dove è più alto il peso del sommerso economico sono: servizi alle persone, dove esso costituisce il 36,1% del valore aggiunto totale, il commercio, trasporti, alloggio e ristorazione 22,8% e le costruzioni 22,7%.

Ma nonostante l’economia sommersa sia in contrazione, per quando riguarda l’economia illegale, purtroppo, non si può affermare lo stesso

L’economia illegale, più ovvia da descrivere, sono tutte le attività di produzione e vendita di servizi e beni proibiti dalla legge, a esempio produzione e il commercio di stupefacenti, i servizi di prostituzione e il contrabbando di sigarette.

Le attività illegali considerate nel sistema dei conti nazionali hanno generato un valore aggiunto pari a 19,2 miliardi di euro, pari all’1,1% del Pil. Questo, come dicevamo, è incrementato dell’1,8%, pari a 342 miliardi di euro.

I consumi finali di beni e servizio illeciti sono pari a 21,6 miliardi di euro, ovvero il 2% complessivo della spesa per consumi finali, in netto aumento rispetto all’anno precedente di studio (+400 milioni di euro).

La crescita delle attività illegali – si legge nello studio – è determinata per la quasi totalità dal traffico di stupefacenti. Per questa attività il valore aggiunto sale a 14,7 miliardi di euro nel 2018 (+0,3 miliardi rispetto al 2017), e la spesa per consumi si attesta a 16,2 miliardi di euro (+0,4 miliardi rispetto all’anno precedente). Nell’ultimo quadriennio per il traffico di stupefacenti si è registrato un incremento medio annuo del 3,5% per il valore aggiunto e del 3,7% per i consumi, sostenuti soprattutto dalla dinamica dei prezzi“.

La  seconda attività illegale più produttiva è quella di contrabbando di sigarette, che rappresenta una quota del 2,5% del valore aggiunto (0,5 miliardi di euro) e del 2,9% dei consumi delle famiglie (0,6 miliardi di euro) del complesso delle attività illegali.

Infine, nel periodo 2015-2018, l’indotto connesso alle attività illegali, principalmente riferibile al settore dei trasporti e del magazzinaggio, è cresciuto passando da un valore aggiunto di 1,1 miliardi a 1,3 miliardi.