Quale futuro per il Teatro post emergenza sanitaria? Parlano gli attori

Quale futuro per il Teatro post emergenza sanitaria? Parlano gli attori

CATANIA – Il teatro in Sicilia, secondo l’ordinanza regionale, riaprirà lunedì 8 giugno invece del 15 come prestabilito dal decreto Conte, esercitando così l’autonomia dello Statuto. Il mondo del teatro è veramente pronto a rialzare il sipario ed affrontare tutte le condizioni previste per ripartire in sicurezza durante la fase 2 dell’emergenza? Un’intera classe di attori professionisti si chiede e si domanda, tra gioia e preoccupazione, come sarà questo nuovo inizio tra distanziamento sociale, mascherine, sanificazione e detergenti per cercare di riportare in sala il pubblico con una proposta culturale che si adegui anche alle tante problematiche del periodo.

È inutile negare che la situazione sia complessa – dichiara Francesca Ferro direttore artistico di Teatro Mobile – non possiamo fare altro che adattarci e inventare da creativi un nuovo modo di fare spettacolo poiché ci sono delle restrizioni come l’uso della mascherina per gli attori durante la messa in scena che non è assolutamente compatibile con la stessa recitazione. Bisognerebbe creare delle nuove modalità per gli attori e non è da sottovalutare che le sale piccole difficilmente potranno continuare ad esistere”. Si cerca in qualche modo di salvare la stagione estiva, visto che la riapertura dei teatri coincide con la chiusura stagionale dei teatri al chiuso, che senza un aiuto concreto da parte delle Istituzioni non potrà davvero considerarsi una ripartenza in quanto il settore del teatro e dello spettacolo è da troppi anni in crisi.


Ipotizzare che un intero comparto riapra su disposizioni studiate a tavolino senza considerare gli effettivi bisogni dei professionisti dello spettacolo è una vera utopia – dichiara l’attore e regista Nicola Costa direttore del Laboratorio Accademico di Drammatizzazione Permanente del “Centro Studi Teatro e Legalità” -, perché oltre alle difficoltà psicologiche da parte del pubblico ad affrontare una sala con altre persone accanto, anche se distanziate, non sarà facile ma bisogna tenere conto che molti spettacoli anche quelli già rodati non si potranno fare non solo per i costi ma anche per il problema del distanziamento sociale degli attori in scena che senza spazi abbondantemente ampi e gratuiti bloccheranno l’arte del palcoscenico”.

Il problema degli spazi si pone anche per la stagione invernale, poiché molte piccole realtà come Il Canovaccio, La Sala Chaplin, Teatro Roots o Il Teatro L’Istrione dimezzando i posti a sedere per il pubblico non avrebbero possibilità di allestire un cartellone. “Mi auguro che a seguito di quest’apertura ci sia un aiuto concreto da parte del Comune – dichiara l’attore e direttore artistico del Teatro L’Istrione Valerio Santi dando in appalto con uno o più service degli spazi gratuiti non solo per la stagione estiva ma anche per quella invernale che è in realtà quella più a rischio. A Catania ci sono tanti spazi al chiuso come le sale interne delle Ciminiere che potrebbero essere date in comodato d’uso gratuito, anche solo per un anno, in modo da far presentare i nuovi cartelloni e dare l’opportunità ad una classe di professionisti di poter continuare a lavorare e sopravvivere nonostante la pandemia”.



Dello stesso parere Antonella Caldarella e Steve Cable direttori artistici del Teatro Roots i quali vedono nell’aiuto del Comune un alleato necessario per poter continuare ad esprimersi. La poca chiarezza delle linee guida e le prospettive sulla “sanificazione” degli ambienti e dei servizi per qualunque lavoratore dello spettacolo, soprattutto, quello dal vivo, non incoraggiano ad una nuova normalità ritrovata. “La pandemia – dichiarano gli attori e registi Massimo Giustolisi e Giuseppe Bisicchia direttori artistici della Compagnia Buio in Sala – ha scoperchiato quel vaso di pandora che contiene, sin dalla notte dei tempi, sia le problematiche economiche che quelle relative ad un riconoscimento della categoria da parte dello Stato e della collettività”. Rincara la dose l’attrice Guia Jelo direttore artistico del Teatro Martoglio: “Mi auguro che questa riapertura segni una linea di demarcazione definitiva e necessaria tra chi svolge questo lavoro come unica ed esclusiva professione e chi lo fa solo per svago e passione tra chi ha studiato per salire su un palcoscenico ed ha bisogno di essere necessariamente tutelato per continuare a vivere dignitosamente”.

Non mancano le battute sagaci ed estremamente vere di Gino Astorina direttore artistico della Sala Harpago e Capocomico della Compagnia “Il Gatto Blu”, il quale afferma: “Spero che la riapertura dei teatri venga anticipata da una serie di norme chiare e applicabili (mascherine per gli attori!?! Sarebbe come obbligare a mettere gli scarponi da sci a Roberto Bolle durante le sue esibizioni) è chiaro che la ripresa sarà dura, ma la cosa più importante è riprendere. E qui lo stato ci deve venire incontro agevolando l’apertura di quel benedetto sipario che per troppi mesi è rimasto chiuso, con incentivi, tariffe agevolate sui servizi (luce, telefono, siae, enpals) e se prima eravamo in società per tassare gli incassi ora è arrivato il momento di condividere e partecipare alle spese”. Tante le emozioni e le reazioni contrastanti per questa nuova ripresa che per far ripartire la filiera dello spettacolo necessita di concreti supporti finanziari. “È necessario – dichiara l’attrice Valeria Contadino direttore artistico e manager del Teatro Must Musco – che le singole unità teatrali locali siano disposte ad aprirsi ad un’azione condivisa di linee guide mirate al superamento delle criticità oggettive e comuni alle stesse. Credo molto nel confronto e nel dialogo strumento necessario per promuovere e condividere la cultura teatrale”.

Ma c’è chi come gli attori Emanuele Puglia, Mario Opinato, Filippo Brazzaventre ed Alice Sgroi sono scettici su questa riapertura anticipata che tra sanificazione, presìdi, riduzione dei posti, telematizzazione obbligatoria dello sbigliettamento si arriva a perdere il senso di teatro come rito collettivo, civile e sociale, che superata la gioia iniziale per l’insperata ripartenza pronosticata a dicembre, fa pensare che così non si può celebrare. Il Teatro dei Saitta, invece, preferisce cogliere il lato positivo della situazione per poter organizzare tutto al meglio e riabbracciare il pubblico.