Andrea Tidona: “Sono un massaro modicano prestato all’arte drammatica” - Newsicilia

Andrea Tidona: “Sono un massaro modicano prestato all’arte drammatica”

Andrea Tidona: “Sono un massaro modicano prestato all’arte drammatica”

CATANIA – Un sorriso contagioso e una semplicità disarmante. Andrea Tidona è l’antidivo per eccellenza. Indimenticabile nel ruolo del pittore comunista de “I Cento Passi” o nei panni del dottor Alfredi nell’innovativa fiction dall’alto valore sociale “Braccialetti Rossi”. Da giovedì 8 novembre a grande richiesta ritorna protagonista nella nostra città sul palco del Piccolo Teatro, inaugurando la 53° stagione, con la piéce “La cena”, spettacolo scritto da Giuseppe Manfridi e diretto da Walter Manfrè. In un pomeriggio di novembre comodamente seduti nel salotto della sua casa modicana scopriamo il successo di spettacoli innovativi come “La cena”, approfondendo alcuni momenti della sua carriera.
Con spettacoli come “La cena” il teatro di parola tocca i massimi livelli in cui si costringe benevolmente lo spettatore ad essere protagonista degli eventi e non subirli passivamente. Quanto è stato difficile annullare le barriere tra palcoscenico e platea?
“È una rappresentazione molto particolare in cui si instaura un legame fortissimo tra spettatore ed attore, che all’inizio può creare ansia ma pian piano diventa uno stimolo esaltante da vivere. È riduttivo definire “La cena” un semplice spettacolo in quanto è una vera esperienza umana oltre che professionale, in cui ci si confronta con il pubblico e ci si emoziona attraverso il gioco teatrale che mette lo spettatore in una situazione che lascia il segno in maniera sicuramente positiva in quanto si è inchiodati dagli eventi e non ci si può assolutamente distrarre da messaggini whatsapp o facebook”.
Durante la messa in scena ha potuto vedere, sentire e vivere le emozioni del pubblico con maggiore forza. Quali sono state le reazioni durante e dopo lo spettacolo?
“In un dialogo intimo e feroce con mia figlia, interpretata da Chiara Condrò, o con mio genero, Stefano Skalkotos, ho sentito gente dire sottovoce: “Se io fossi stato in loro sarei andato via molto tempo prima lasciandolo solo, mamma mia che carattere”. Alla fine me ne dicono di tutti i colori. In camerino quando il pubblico viene a salutarmi oltre ai complimenti ricevo commenti di vario genere come quello di una coppia romana che mi disse: “Ma lei è un sadico, meglio non averla mai come suocero. È davvero terribile”.
Il grande successo arriva a quarantanove anni con una telefonata di Marco Tullio Giordana che le stravolge positivamente la vita, cambiando radicalmente la sua carriera diventando uno dei personaggi indimenticabili di “I Cento Passi” e “La meglio gioventù”.
“Sono gli imprevisti di questo mestiere. (ride). Chi fa questo lavoro aspetta sempre quella telefonata che cambia la vita. Ho lavorato, fra i tanti, con Strehler, Mauri e Melato un curriculum di tutto rispetto che per molti poteva essere visto come un ostacolo ma dall’incontro con Marco Tullio Giordana cambia il vento, cancellando il pregiudizio che un attore di teatro non può fare cinema e mi sono stati proposti diversi copioni che mi hanno permesso di arrivare al cuore del grande pubblico”.
Questo lavoro è fatto anche di fortuna ma da una quasi laurea in ingegneria come è avvenuto il passaggio che ha trasformato la sua passione giovanile per il teatro in una professione di qualità con cui vivere?
“La fortuna è fondamentale come il talento e la bravura, ma si deve sempre essere obiettivi sulle proprie capacità. Se si sogna di diventare il nuovo Pavarotti ma si ha una cassa toracica stretta ed un’estensione vocale inesistente è chiaro che questo sogno indipendentemente dal fattore fortuna non potrà mai realizzarsi. Bisogna credere fino in fondo in quello che si desidera fare mantenendo sempre i piedi per terra. Facevo teatro da ragazzino e ho pensato che si potesse fare in modo diverso. Assumendomi tutte le responsabilità, decisi di nascosto da mio padre di percorrere questa strada e lasciare ingegneria. Non vedevo la mia vita dentro un ufficio a fare progetti e mi sono impegnato tanto per non deludere me stesso e la mia famiglia”.
Chi è Andrea Tidona giù dal palcoscenico o appena spente le luci del set?
“Mi definisco un massaro modicano prestato all’arte drammatica. Non sono un tipo da vita mondana. Vivo il teatro o il cinema come un lavoro. La mattina quando mi alzo per andare sul set o in teatro per le prove spesso ripeto: “Andrea sei fortunato, fai un lavoro che ti diverti e ti pagano anche…bravo”.

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