Al Brancati “Gli industriali del Ficodindia” e l’eterno gioco degli imbrogli

Al Brancati “Gli industriali del Ficodindia” e l’eterno gioco degli imbrogli

CATANIA – La Sicilia non industrializza i suoi territori ma i siciliani, triste realtà raccontata con grande ilarità e puro divertimento sul palco del Brancati dallo straordinario mattatore Tuccio Musumeci e da un raffinato Sebastiano Tringali, rispettivamente il ragioniere Scillichenti e Don Ferdinando Nuscarà, protagonisti dell’esilarante commedia “Gli industriali dei Ficodindia”, di Massimo Simili per la regia di Giuseppe Romani, applaudito spettacolo d’apertura della XII stagione del Teatro della città.

La pièce, ambientata negli anni del boom economico, è la cronaca di un fatto realmente accaduto dove un “traffichino”, il nipote di Don Ferdinando, Luca Fiorino, s’inventa un ambizioso progetto: ricavare tessuti dal fico d’India prodotto tipicamente siciliano e con l’appoggio dell’onorevole compiacente e del relativo assessorato ottenere il finanziamento dalla Regione per realizzare un’industria che in realtà rimaneva sulla carta e arricchiva solamente l’industriale. 



La storia di un abile truffatore che, nell’elegante scena del compianto Giuseppe Andolfo autore anche dei costumi con le musiche di Matteo Musumeci, analizza con sottile umorismo vizi e virtù di una società dove è più importante secondo un ragionamento senza tempo dire senza fare e avere, ieri come oggi, la capacità di raggirare vendendo illusioni per riempirsi le tasche e vivere senza problemi. Dall’eclatante fatto di cronaca l’autore Massimo Simili realizza un libro da cui è tratto lo spettacolo, portato in scena per la prima volta da Tuccio Musumeci nel 1969 sul palco del Musco, che nonostante siano trascorsi oltre cinquant’anni non risente dello scorrere del tempo per l’attualità dell’argomento e per la bravura del cast che tra gag e battute veloci cattura l’attenzione della gremita sala in ogni ordine di posto, ottenendo generosi e meritati applausi. 

Spiccano senza dubbio gli esilaranti dialoghi tra l’acuto ragioniere Scillichenti e il sergente dell’aviazione americana Shannon interpretato da un superbo Claudio Musumeci, che diverte e conquista ad ogni apparizione sulla scena con lo slang tipico degli americani di Sigonella quando tentano di parlare in  italiano, nel sostenere il macchinoso piano del cinico nipote di Don Ferdinando. Simpatico e convincente nelle vesti del turco “catanese” Enrico Manna, che pur di sbarcare il lunario si presta al gioco del truffaldino nipote. Tra gli interpreti anche la brava e bella Lorenza Denaro, la svampita Sisina figlia della governante di casa Antonia, una sempre perfetta Margherita Mignemi, e Santo Santonocito il portaborse tutto fare dell’onorevole, completano il divertente quadro satirico che con il sorriso mette in luce una Sicilia di gattopardiana memoria, radicata nei suoi stessi vizi, all’ombra di un cambiamento che troppo difficilmente potrà avvenire.








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