A 56 anni dalla morte di Marilyn Monroe nuove conferme sulla morte della diva delle dive

A 56 anni dalla morte di Marilyn Monroe nuove conferme sulla morte della diva delle dive

Sono trascorsi cinquantasei anni dalla morte di Marilyn Monroe, storia ancora oggi avvolta nel mistero. La diva delle dive muore il 5 agosto 1962 nella sua villa al 12305 di Fifth Helena Drive di Los Angeles. Un caso archiviato frettolosamente come “probabile” suicidio.

Fu chiara sin dall’inizio l’intenzione del coroner Theodore Curphey di chiudere il caso in fretta, nonostante le discordanti dichiarazioni della governante Eunice Marray durante tutti gli interrogatori.




L’ombra dei Kennedy sulla morte dell’attrice è una presenza ogni anno sempre più certa, perché dopo la fine della relazione prima con John Fitzgenerald e poi Bob la protagonista di “Come sposare un milionario” aveva minacciato più volte di rivelare i rapporti dei due fratelli con la mafia e il tentativo di assassinare Fidel Castro.

Marilyn Monroe era diventata un problema per la Casa Bianca.

Troppe le incongruenze e le incompatibilità sulla sua scomparsa come le dosi letali di Nembutal, nome commerciale del pentobarbital, l’anomala posizione per chi muore di overdose in cui viene ritrovato il corpo con le braccia distese lungo i fianchi e le gambe in linea retta, la salma portata direttamente all’agenzia di onoranze funebri e non in obitorio come richiedeva la legge per le morti misteriose, la presenza minima di barbiturici nello stomaco tanto da non giustificare una dose letale e i forti dubbi del procuratore John Miner che nel suo rapporto scrisse che non si trattava di suicidio, aggiungendo in un secondo momento l’aggettivo intenzionale, che insieme al certificato di morte firmato dal tossicologo Lionel Grandison, costretto ad avallare la teoria del suicidio perché spinto da Curphhey, sosteneva che la morte della diva di Hollywood fosse dovuta ad una dose letale iniettata per via rettale, quindi somministrata da qualcuno come potrebbe essere stata la stessa governante.

A novembre 2017 dai 2800 file dell’Fbi sull’assassinio del presidente John Fitzgerald Kennedy, desecretati dall’amministrazione Trump, emerge un fascicolo sulla morte di Marilyn Monroe, datato 8 luglio1964 e scritto dall’allora numero uno dell’Fbi, J. Egdar Hoover, in cui il suicidio della protagonista di “Niagara” sarebbe stato creato ad arte per mascherare un omicidio, commissionato dai Kennedy stessi.

Nel rapporto di undici pagine Hoover informava l’allora procuratore generale, fratello del presidente, Robert Kennedy dell’uscita di un libro intitolato “The Strange death of Marilyn Monroe” di Frank Capell, in cui si sosteneva la tesi di una storia d’amore tra lui e Marilyn, definendolo “un segreto ben conosciuto a Hollywood”. La tesi di fondo sostenuta nel libro è che Marilyn minacciò Bob Kennedy di denunciare la loro relazione, se lui non avesse divorziato dalla moglie. Rovinando le sue aspirazioni presidenziali. Fu così, scrive Capell, che Bob decise di passare ad un’azione “drastica”. A confermare la teoria di Capell la presenza di Bob Kennedy ad Helena Drive poco prima che l’attrice morisse.

La verità sulla morte di Marilyn Monroe è uno degli eclatanti storici casi volutamente irrisolti, con la sua fine si spengono i sogni di milioni di persone ma la sua innata sensualità, il suo sguardo e il suo sorriso, a distanza di oltre mezzo secolo, sono vivi nel cuore di tutti.