SIRACUSA – “Un reato per il quale vanno condannati tutti i responsabili, riconosciuti tali, e nessuno deve ottenere sconti di pena o esenzione dalla stessa, come finora è stato, invece, per il conducente che ha investito mio figlio, ‘esonerato’ persino dai controlli tossicologici di routine, previsti a carico di chi provoca incidenti di una certa gravità. Forse solo perché il padre indossa la divisa di poliziotto della municipale? Quella uniforme, illustrissimi, dovrebbe garantire il rispetto delle regole e delle prassi, invece di eluderle a favore di un proprio congiunto, giocando sulla ‘discrezionalità'”. Questo è lo sfogo di una madre, Lucia Formosa, che si è vista portare via il proprio figlio, Renzo, nel 2017, mentre era alla guida del suo scooter. L’impatto è stato così violento da causarne la morte.
Il sinistro era stato causato da un 23enne, rinviato a giudizio per omicidio stradale. Il processo a suo carico è previsto per il prossimo settembre.
La donna ha scritto una lettera aperta ai parlamentari nazionali, chiedendo che la giustizia si occupi anche delle presunte coperture ricevute dal ragazzo che avrebbe causato la morte del figlio. Dita puntate contro alcuni agenti della polizia municipale che hanno effettuato i rilievi ai tempi, accusati di aver coperto il figlio del loro collega.
Per alcuni di loro sono scattati provvedimenti disciplinari da parte del Comune di Siracusa nei giorni scorsi. “Uccidere un ragazzo in strada non equivale a una bravata del proprio figlio da ‘coprire’ o da lasciare correre – continua Lucia Formosa nella lettera – e io non ho intenzione di perdonare chi ha dimostrato una freddezza disumana e ha solo subito per il proprio comportamento una sospensione temporanea dal servizio, tra l’altro dopo le mie disperate e indignate sollecitazioni. Una così grave omissione, come minimo, doveva costare al ‘pubblico ufficiale’ e ai suoi colleghi la rimozione dall’incarico rivestito, ma così non è stato e già la legge ci appare sempre meno uguale per tutti. Oltre il danno la beffa, noi li abbiamo visti a pochi mesi dalla tragedia, tornare a guidare, sui posti di lavoro e brindare persino al nuovo anno, postando sfacciatamente i loro momenti allegri sui social, irrispettosi del nostro lutto.“



