“L’amore a due passi” di Catena Fiorello

“L’amore a due passi” di Catena Fiorello

Le chiamano letture leggere, quelle che scorrono veloci senza ausilio di pause nella nicchia dei tesori tenuti segreti dalla parola d’ordine: cultura. Starne lontani? Perché? Il passo privo di peso, in assenza di gravità, l’uomo l’ha compiuto sulla Luna. E ancora. La vita di una farfalla è lunga meno di un mese, chi ha dimenticato il primo incontro con il volo di un affresco sopra due impalpabili ali trasparenti?

L’amore a due passi” di Catena Fiorello concede un oasi di sollievo al mare mosso dei giorni sorpresi dall’alta marea puntuale come un temporale in pieno agosto.


l'amore a due passi

Orlando Giglio e Marilena Moretti sono i due attori protagonisti della commedia romantica su carta, per la regia della vetta scalata con le unghie e con i denti dagli ultimi tramonti accordati alla natura umana. Due vedovi, due solitudini con fissa dimora di rughe in memoria di felicità in scadenza.

Orlando Giglio vedovo, direttore di banca in pensione, abita in un attico del quartiere signorile di Roma Nord.

Nello stesso condominio abita Marilena, vedova con due figli adulti imbrigliati nella rete troppo giovane per fare pace con se stessa. Alessandro è un medico, ed è separato. Domiziana è sposa infelice di un uomo noioso.
C’è vita dopo la vita? Chi non si è mai posto questa domanda? Forse chi ha edificato il suo soggiorno terreno nella risorsa inarrestabile della fede, forse nemmeno lui.

Orlando e Marilena uniti dall’età sfigurata dai sogni in lenta dissolvenza, vivono nel nido di ritorno cinguettando a bassa voce il silenzio assordante della solitudine. Stesso quartiere, stesso condominio, eppure non si sono mai incontrati.

A dire il vero Orlando si è già imbattuto nella bellezza della signora Marilena, ma solo per qualche minuto, giusto il tempo di un saluto particolarmente “accaldato”. Niente di più. La signora ha sempre dimostrato di voler mantenere le distanze da Orlando che, sebbene non sembri essere un serial killer, è pur sempre uno sconosciuto.

Quando una scintilla capricciosa li avvicina, i due estranei scartano insieme i desideri sospesi nelle notti con poca luna.

Da un giorno all’altro le abitudini non annoiano più, anzi, si alzano di buon mattino con uno spirito disponibile alla monotona ripetizione. La condivisione alleggerisce il peso del pensiero incupito dalle ore lente, troppo lente nel loro incedere incline all’ozio stanco del nulla.

Orlando e Marilena scoprono di essersi trovati nel cerchio della vita ancora in debito con una pulsazione che, per troppo tempo, si è chiusa nel battito ovattato dell’eco a una sola voce.

Un viaggio disperderà al vento le paure a pioggia sul tramonto ribelle al comando del calendario.

Il Salento terra di sole, duecento chilometri di costa specchiata dal mare cristallino, meta di turismo fiorente grazie al clima mai sopra le righe ogni stagione dell’anno.

Lecce li accoglie orgogliosa delle sue meraviglie, spiagge di finissima sabbia fanno da intervallo alla visita del Duomo, la chiesa di Santa Maria delle Grazie, il castello di Acaya, Palazzo Adorno.

L’estate salentina offre la sua magica atmosfera agli ospiti Orlando e Marilena, amici complici del primo stupore grato alla seconda possibilità.

Il timore del giudizio espresso dal tribunale pettegolo frena impulsi, silenzia parole, ma l’invito pressante di andare a prelevare quel sentimento seduto in sala d’aspetto da anni, si rifiuta di lasciare cadere nel vuoto l’attesa.

E poi, io e te saremmo ridicoli per cosa? Criticabili per chi? Forse per chi si è già rassegnato, e pretende di definirsi morto ancor prima di entrarci in un camposanto. Io no. E nemmeno tu. Non lasciare che l’egoismo degli altri infanghi la nostra giovinezza non ancora conclusa“.

Subdolo nel suo atteggiamento generoso, il vagone nero del treno permette di salire anche se sprovvisti di biglietto, senza denaro, senza passaporto, un movimento di carico e scarico di muscoli irrigiditi durante la corsa alla stazione.

Deviare il binario non è possibile, il ritardo della partenza si chiama miracolo, ancora vita sì, ma quanta vita ancora?

L’entrata in scena della quarta stagione genera un brivido di arresa al fischio del capostazione.

“Per non assuefarsi, non rassegnarsi, non arrendersi, ci vuole passione. Per vivere ci vuole passione”. Oriana Fallaci

Finalmente assolto dalle catene del pregiudizio, l’amore tra Orlando e Marilena respira libero dalla polvere minacciosa sulle superfici allergiche alla notte muta.

“L’amore a due passi” di Catena Fiorello punta dritto sul veto preso di mira dalla parte meschina della società che, nell’accusa, rifocilla di vanagloria il proprio fallimento esistenziale. Con l’appello di “amore tardivo”, l’abitudine malsana di biasimare l’aggettivo perde di vista il nodo a doppia mandata disciolto nelle tenerezze dell’amore.

“Era stato l’amore, che come il caldo, aveva liberato nei loro cuori una potenza irrefrenabile. Quel sentimento supremo che riesce a far nevicare d’estate, piovere nel deserto e inviare un raggio di sole nella tana più buia che ci siamo scavati”.