Sicilia devastata dalla disoccupazione: il troppo lavoro “nero” ne impedisce lo sviluppo – I DATI

Sicilia devastata dalla disoccupazione: il troppo lavoro “nero” ne impedisce lo sviluppo – I DATI

SICILIA – Il tema della disoccupazione sembra possa uscire di scena attraverso una risoluzione ma, come ogni anno, torna in auge rivelando novità che ormai non conoscono esiti positivi per il Sud.

Nel Mezzogiorno l’aumento della mancanza temporanea di un’occupazione e il deterioramento della qualità delle opportunità di impiego hanno spinto molti laureati a cercare lavoro altrove.


Oltre a queste componenti entra in gioco il dato “imponente” del 55% dei lavoratori in Italia che non si considera soddisfatta dell’impiego che svolge con il 15% che si è già attivato nella ricerca di un altro impiego.

Sicuramente non tutto è da gettare al vento in quanto nelle regioni centro-settentrionali la ricerca di lavoro è un apparente ostacolo che non si presenta in dimensioni macroscopiche come nelle zone meridionali. Solidarietà e compassione sono merce rara, in particolar modo nei confronti di chi si trova in condizione di povertà.

REDDITO DI CITTADINANZA: LA SITUAZIONE 

La Sicilia si incorona regina del Reddito di Cittadinanza. Sul totale nazionale, secondo i dati raccolti dall’Inps, quasi il 20% delle prestazioni erogate riguarda l’Isola con 153 beneficiari su 1.000, superata solo dalla Campania (23% sul totale nazionale).

La componente reddituale è soltanto uno dei tanti aspetti da cambiare in positivo. L’irregolarità nel mondo lavorativo si riversa in un quadro allarmante sull’economia siciliana.

LO SCANDALO DEL LAVORO IN NERO

I lavoratori in nero, in Sicilia, superano di gran lunga i 250mila utenti con un tasso di anomalia del 18,7%. Numeri da capogiro se tradotti in denaro dato che le occupazioni in nero producono circa 6,235 miliardi di euro che vanno a colpire lo sviluppo della regione.

Sotto questo aspetto è bene concentrarsi sui temi dell’ “educazione” e “cambiamento culturale” nelle nuove generazioni, comprendendo che la situazione descritta poco prima è una componente di una concorrenza sleale. A rimetterci sono  le tantissime attività produttive e dei servizi, le imprese commerciali regolarmente iscritte presso le camere di commercio che subiscono la concorrenza sleale di questi soggetti.

I cosiddetti “furbetti“, infatti, non essendo sottoposti ai contributi assicurativi, a quelli fiscali e a quelli previdenziali consentono alle imprese dove prestano servizio di beneficiare di un costo del lavoro molto più basso.

I DATI DELL’EUROSTAT: SUD IN GINOCCHIO

Secondo i dati comunicati dall’Eurostat, il Sud Italia ha più disoccupati in cerca di lavoro da almeno un anno rispetto a tutta la Germania. Un dettaglio che continua a mettere il dito nella piaga ferendo l’aspetto socio-economico del Paese in maniera costante.

Si conta che dal Brennero a Lampedusa, le persone tra i 15 ed i 74 anni senza un’occupazione da tempo abbiano raggiunto quota 1,3 milioni, mentre solamente le regioni del Sud, escluse le isole, superano i 750mila.

Il dato più preoccupante, soprattutto messo a paragone con un’economia sana come quella tedesca, è la percentuale di disoccupati a lungo termine; in Germania quest’ultimo rappresenta l’1,3% della forza lavoro contrariamente al Mezzogiorno in cui prevale il 10,3%.

Oltre al negativo riscontro nel paragone con una delle economie più sane dell’Unione Europea, l’Italia non migliora le proprie statistiche in materia disoccupazione nemmeno se paragonata con il resto dei membri europei.

Dal 2012 ad oggi, infatti, il numero di disoccupati nel vecchio continente è calato sensibilmente passando da 10,4 milioni ai “soli” 5,8 milioni del 2021; allo stesso tempo in Italia il numero è rimasto stabile.

Fonte foto Pexels

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