SICILIA – Le morti sul lavoro continuano a essere un bollettino di guerra silenzioso e la Sicilia non fa eccezione. Numeri, percentuali e statistiche si accavallano, ma il dramma resta: in Italia, dal 2021 al 2024, 4.442 persone sono morte mentre svolgevano il proprio mestiere.
Se a livello nazionale il settore più colpito è quello delle costruzioni, con 564 vittime, e la mortalità sul lavoro affligge maggiormente il Centro e il Sud Italia, in particolare la Sicilia. Nell’Isola, gli incidenti mortali sul lavoro non sono solo cronaca nera, ma un problema strutturale, amplificato dalla precarietà e dalle falle nei sistemi di sicurezza.
Nel quadriennio 2021-2024, la Sicilia ha oscillato tra la zona gialla e la zona rossa, segno che il tasso di mortalità lavorativa rimane pericolosamente alto. La situazione più critica si registra nei settori dell’edilizia e dell’agricoltura, dove la sicurezza sembra essere più un’opzione che una regola.
La presenza di lavoratori stranieri, con un tasso di mortalità doppio rispetto agli italiani, aggiunge un altro livello di complessità alla questione.
L’analisi dei dati dell’Osservatorio Sicurezza e Ambiente di Vega Engineering mette in evidenza un dato allarmante: l’incidenza di mortalità rispetto alla popolazione lavorativa in Italia non sta diminuendo in modo significativo.
Il rischio di morire sul lavoro rimane pressoché invariato. Anche in Sicilia, il calo degli infortuni mortali osservato tra il 2021 e il 2022 non ha rappresentato una reale inversione di tendenza. Nel 2023 e nel 2024 i numeri hanno infatti ripreso a salire, testimoniando l’inefficacia delle misure adottate.
Gli over 65 sono i più vulnerabili: l’incidenza di mortalità in questa fascia d’età è la più alta. Ma il pericolo riguarda anche i giovani, che tendono a infortunarsi più frequentemente, anche se con conseguenze meno gravi. Una condizione che in Sicilia si acuisce ulteriormente a causa della presenza di contratti irregolari e della scarsa formazione sulla sicurezza.
Sono 418 le donne sono morte sul lavoro in Italia negli ultimi quattro anni. Se gli uomini continuano ad essere le vittime più numerose, il fenomeno degli infortuni femminili non può essere ignorato.
Nel contesto siciliano, la questione si intreccia con il lavoro sommerso e le condizioni di impiego spesso precarie.
Il 2021, ultimo anno della pandemia, ha segnato un picco di incidenti mortali sul lavoro. L’incidenza media annua di quel periodo è stata di 43,1 decessi ogni milione di occupati, per poi scendere nei tre anni successivi, senza però mai raggiungere livelli di sicurezza accettabili.
In Sicilia, la situazione non è migliore: gli infortuni legati al settore sanitario sono calati rispetto al periodo pandemico, ma il rischio di morte nei lavori tradizionalmente più pericolosi non ha subito riduzioni significative.
Dalle aziende agricole ai lavori da antennista e oltre: per i lavoratori siciliani non c’è un attimo di respiro. Dall’inizio del 2025 a oggi, si sono verificati diversi incidenti sul lavoro, alcuni dei quali particolarmente gravi. Tra i casi più recenti, si segnalano due infortuni avvenuti a Siracusa: uno ha coinvolto un operaio di Priolo Gargallo, l’altro un lavoratore di un’azienda agricola siracusana.
Ancora più drammatico il destino di un antennista di Palermo, dichiarato in morte cerebrale dopo una violenta caduta con trauma cranico. A Chiaramonte Gulfi, invece, un operaio ha rischiato l’amputazione di una gamba in seguito a un grave incidente sul posto di lavoro.
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