Giornata internazionale contro l’AIDS: ecco la situazione in ITALIA e SICILIA

Giornata internazionale contro l’AIDS: ecco la situazione in ITALIA e SICILIA

SICILIA – Il 1°dicembre, come avviene ogni anno dal 1988, il mondo commemora la Giornata mondiale contro l’AIDS. Nel territorio italiano e in quello siciliano, secondo il nuovo report dell’ISS, continua il calo dei contagi ma si conferma l’aumento delle diagnosi tardive.

Tornando alla ricorrenza, oggi le istituzioni, associazioni e le persone in tutto il mondo si uniscono per mostrare sostegno alle persone che convivono e sono affette da HIV e per ricordare coloro che hanno perso la vita a causa dell’AIDS.


L’HIV rimane un grave problema di salute pubblica che colpisce milioni di persone in tutto il mondo. Sebbene il mondo abbia compiuto progressi significativi negli ultimi decenni, importanti obiettivi globali per il 2020 non sono stati raggiunti.

Divisione, disparità e disprezzo per i diritti umani sono tra i fallimenti che hanno permesso all’HIV di diventare e rimanere una crisi sanitaria globale. Ora, il COVID-19 sta esacerbando le disuguaglianze e le interruzioni dei servizi, rendendo più difficile la vita di molte persone che convivono con l’HIV.

Il tema della Giornata mondiale contro l’AIDS 2021 è “Fine alle disuguaglianze. Fine dell’AIDS”. Con un’attenzione particolare al raggiungimento delle persone rimaste indietro, l’OMS e i suoi partner stanno evidenziando le crescenti disuguaglianze nell’accesso ai servizi essenziali per l’HIV.

Il 1° dicembre 2021, l’OMS chiede ai leader e ai cittadini globali di mobilitarsi per affrontare le disuguaglianze che guidano l’AIDS e raggiungere le persone che attualmente non ricevono i servizi essenziali per l’HIV.

Situazione attuale in Italia e Sicilia

Nel 2020, sono state segnalate 1.303 nuove diagnosi di infezione da HIV pari a un’incidenza di 2,2 nuove diagnosi ogni 100mila residenti. Dal 2012 si osserva una diminuzione delle nuove diagnosi HIV, che appare più evidente dal 2018, con un declino ulteriore nel 2020.

L’Italia, in termini di incidenza delle nuove diagnosi HIV, nel 2020 si colloca al di sotto della media dei Paesi dell’Unione Europea (3,3 casi per 100mila residenti). Nel 2020, le incidenze più alte sono state registrate in Valle d’Aosta, Liguria, Provincia Autonoma di Trento e Lazio. Le persone che hanno scoperto di essere HIV positive nel 2020 erano maschi nel 79,9% dei casi.

L’età mediana era di 40 anni sia per i maschi che per le femmine. L’incidenza più alta è stata osservata tra le persone di 25-29 anni (5,5 nuovi casi ogni 100mila residenti) e di 30-39 anni (5,2 nuovi casi ogni 100mila residenti); in queste fasce di età l’incidenza nei maschi è circa 4 volte superiore a quelle delle femmine.

Nel 2020, la maggior parte delle nuove diagnosi di infezione da HIV era attribuibile a rapporti sessuali non protetti da preservativo, che costituivano l’88,1% di tutte le segnalazioni. Diversamente dagli anni precedenti, in cui erano preponderanti le diagnosi associate a trasmissione eterosessuale, nel 2020, la quota di nuove diagnosi HIV attribuibili a maschi che fanno sesso con maschi (MSM) (45,7%) è maggiore a quella ascrivibile a rapporti eterosessuali (42,4%). I casi attribuibili a trasmissione eterosessuale erano costituiti per il 59,4% da maschi e per il 40,6% da femmine. Tra i maschi, il 57,3% delle nuove diagnosi era rappresentato da MSM.

Il numero di nuove diagnosi di infezione da HIV in stranieri è in diminuzione dal 2017. Nel 2020, si osserva un lieve aumento della proporzione di persone con una nuova diagnosi di HIV con nazionalità straniera, passando dal 27,5% nel 2019 al 32,6% nel 2020. Tra gli stranieri, il 52,8% delle nuove diagnosi era attribuibile a rapporti eterosessuali (eterosessuali femmine 28,1%; eterosessuali maschi 24,7%). Dal 2015 aumenta la quota di persone a cui viene diagnosticata tardivamente l’infezione da HIV (persone in fase clinicamente avanzata, con bassi CD4 o in AIDS).

Nel 2020 il 41,0% delle persone con una nuova diagnosi di infezione da HIV è stato diagnosticato tardivamente con un numero di linfociti CD4 inferiore a 200 cell/μL e il 60,0% con un numero inferiore a 350 cell/μL. Una diagnosi HIV tardiva (CD4 < 350 cell/μL) è stata riportata in 2/3 degli eterosessuali sia maschi che femmine (67,6%). Nel 2020, oltre un terzo delle persone con nuova diagnosi HIV ha eseguito il test HIV per sospetta patologia HIV o presenza di sintomi HIV correlati (37,1%). Altri principali motivi di esecuzione del test sono stati: rapporti sessuali senza preservativo (17,2%), comportamento a rischio generico (10,0%), iniziative di screening/campagne informative (6,5%), accertamenti per altra patologia (3,5%).

Per quanto riguarda la Sicilia, negli ultimi 12 mesi le diagnosi di Hiv sono passate da 200 a 93, stando al Notiziario dell’Istituto superiore di Sanità e al bollettino del servizio di sorveglianza della Regione. Un probabile effetto potrebbero essere state le misure anti-Covid

Diagnosi tardive

Una grave problematica riscontrata è l’aumento delle diagnosi tardive. Secondo gli esperti, “dal 2017 aumenta la quota di persone a cui viene diagnosticata tardivamente l’infezione da Hiv (con bassi CD4 o presenza di sintomi): nel 2019 2/3 dei maschi eterosessuali e oltre la metà delle femmine con nuova diagnosi HIV sono stati diagnosticati tardivamente (CD4 < 350 cell/μL)“.

Un terzo delle persone con nuova diagnosi Hiv nel 2019 – si legge nello studio – scopre di essere HIV positivo a causa della presenza di sintomi o patologie correlate con HIV“.

Come noto al momento non esiste una cura che metta fine all’HIV per questo diventa fondamentale la prevenzione e l’utilizzo di del nostro strumento di difesa, ovvero, il profilattico (che ricordiamo esiste sia in versione maschile che femminile, noto anche come femidom).

Se quando si fa sesso non si usa sempre il preservativo allora vale la pena informarsi sulla PrEP, ovvero la profilassi pre-esposizione consistente in una pillola da assumere quotidianamente o al bisogno. Il medicinale si acquista in farmacia, ma è necessaria la prescrizione di un infettivologo.

Infine, qualora si dovesse aver avuto un rapporto non protetto, senza alcun timore, bisogna informare subito il proprio medico curante o un consultorio dell’ASP del proprio territorio in modo tale da poter iniziare la profilassi e, qualora si riscontrasse una positività, procedere con le terapie. Una diagnosi precoce permette di vivere più a lungo e annientare la trasmissibilità del virus.