SICILIA – Fare il pieno in Sicilia costa più che nel resto d’Italia e l’autotrasporto lancia un nuovo allarme: tra l’aumento dei prezzi legato alle tensioni internazionali e le incertezze industriali nell’Isola, il settore rischia una “tempesta perfetta” che si riflette direttamente su merci, servizi e mobilità.
A denunciare la situazione è Cna Fita Sicilia, che in una nota parla di una vera e propria “stangata” per le imprese del trasporto merci e persone, già sotto pressione per l’instabilità dei mercati energetici.
Carburanti più cari in Sicilia rispetto al resto d’Italia: “Rincari immediati e ingiustificati”
Secondo Giorgio Stracquadanio e Daniela Taranto, responsabili regionali di Cna Fita, gli aumenti registrati dopo l’avvio delle ostilità in Iran sarebbero stati “immediati e ingiustificati”, perché il carburante venduto oggi – sostengono – deriverebbe da scorte acquistate prima dell’escalation.
Ma, oltre al quadro internazionale, la confederazione segnala una componente “tutta siciliana” che renderebbe la situazione ancora più complessa: il braccio di ferro in corso alla raffineria Isab di Priolo, con un contenzioso giudiziario e finanziario che coinvolgerebbe la gestione dell’impianto.
Il caso Priolo e l’effetto alla pompa
Cna Fita evidenzia che l’impianto Isab di Priolo – definito tra i principali d’Europa – avrebbe un peso determinante sul mercato energetico dell’Isola, coprendo gran parte del fabbisogno siciliano. I blocchi temporanei nelle forniture e l’incertezza gestionale, secondo l’associazione, starebbero determinando una lievitazione dei prezzi alla pompa con valori in Sicilia superiori alla media nazionale.
Il risultato, in concreto, è un aumento dei costi operativi per le aziende che movimentano merci e garantiscono servizi di trasporto pubblico e privato: un impatto che può arrivare rapidamente a riflettersi anche sui prezzi finali lungo la filiera.
Carburanti più cari in Sicilia, le stime: +3.000 euro a impresa nel breve periodo, fino a 15.000 se la crisi continua
La Cna ha quantificato l’effetto economico sul comparto: nel breve termine, l’aumento del carburante potrebbe tradursi in circa 3.000 euro di costi aggiuntivi per singola impresa. Se però l’emergenza dovesse prolungarsi, l’impatto potrebbe superare i 15.000 euro, una soglia che per molte aziende rischia di diventare insostenibile.
Le richieste: credito d’imposta e un fondo ad hoc per la Sicilia
A livello nazionale, Cna Fita ha già chiesto al Governo un credito d’imposta straordinario, da finanziare con l’extra gettito IVA generato dagli aumenti. Ma per la Sicilia, sottolinea l’associazione, servirebbero misure aggiuntive e mirate.
Le proposte rivolte alla Regione sono due:
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Convocare con urgenza un tavolo di crisi per tentare di dirimere la disputa che riguarda il polo di Priolo e contribuire a stabilizzare il mercato regionale.
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Istituire, attraverso Irfis e Crias, un fondo specifico per le imprese di autotrasporto merci e persone (industriali e artigiane), con un contributo a fondo perduto pari al 30% per l’acquisto di scorte di carburante, con decorrenza dal 1 gennaio 2026.
Un problema che riguarda tutta l’economia
L’autotrasporto è un ingranaggio centrale dell’economia siciliana: quando aumentano i costi del carburante, l’effetto si estende lungo tutta la catena – dalla logistica ai servizi, fino ai consumatori. Per questo, l’associazione chiede interventi rapidi e una strategia che eviti ulteriori distorsioni sui prezzi nell’Isola.



