Palermo, la “Buona Scuola” vista dai docenti

Palermo, la “Buona Scuola” vista dai docenti

PALERMO – Lo scorso 9 luglio il Governo Renzi con 277 voti favorevoli (173 contrari e 4 astenuti) ha approvato alla Camera la legge 107/2015 la c.d. riforma della “Buona Scuola”. Il testo, oggetto di svariate critiche e lotte portate avanti sia dal mondo della scuola che dai sindacati prima della sua definitiva approvazione, tra i suoi punti salienti prevede: maggiore autonomia alle scuole e ai dirigenti scolastici; un diverso meccanismo degli scatti di carriera dei professori che verranno valutati da un ispettore esterno, due rappresentanti dei genitori e tre docenti; la possibilità di ottenere uno sgravio fiscale (dal 50 al 65 per cento) per il triennio 2015/2017 sulle elargizioni agli istituti fatte da privati o associazioni con un tetto di 100.000 euro il c.d. school bonus; un piano straordinario di assunzioni.

Certamente la maggiore autonomia dei dirigenti scolastici appare una variabile di difficile inquadramento, e non sono mancati tra le proteste i timori sollevati da alcuni su un possibile strapotere del preside padrone di abbandonandosi a empatie o misantropie del momento. Critiche sono state sollevate anche da docenti, in subbuglio perché non disposti a essere periodicamente giudicati sul loro operato; mentre sullo school bonus c’è chi ha parlato di “mecenatismo a buon mercato” capace di privatizzare tacitamente le scuole indirizzando le spese verso gli stessi ambiti da cui derivino certe entrate.

Se sull’argomento il Governo plaude a una formula che consente a chiunque voglia di poter contribuire a una crescita della scuola nazionale, ci si chiede come mai il bonus valga anche per le scuole paritarie, perché poi incentivare l’acquisto di libri di filosofia che imbastiscono demodé sensi critici quando è di gran moda, rispettosamente parlando, l’alta cucina e il finger food? Ma ciò che più di tutto ha riscaldato gli animi in questa rovente estate è il farraginoso meccanismo del piano straordinario di assunzioni che riguarda coloro che appartengono alle graduatorie a esaurimento (c.d. Gae) e i vincitori del concorso del 2012 inseriti nelle graduatorie di merito (c.d. Gm) così individuati, con una procedura che prevede l’assegnazione delle cattedre sulla base di una ripartizione del 50% ai Gae e l’altro restante 50% ai Gm.

Il “sistemone” è articolato in quattro fasi: Zero, A, B, C. La fase Zero prevede l’assunzione su base provinciale dei Gae e di coloro, qualora ancora ve ne fossero, vincitori dei vecchissimi concorsi del 1990 e del 1999, in assenza di questi ultimi l’assunzione spetterebbe ai vincitori del concorso del 2012 facendo si che questa fase vada di fatto a coincidere con la fase A; si tratta di posti di semplice individuazione perché frutto di un normale tourn-over. Con le convocazioni effettuate dagli U.S.R. (Uffici Scolastici Regionali) le due fasi si sono concluse il 14 agosto con l’individuazione dei nominativi di coloro che hanno acquisito il ruolo rinviando al 31 agosto l’indicazione della scuola nella quale prendere servizio. Espletatasi la fase A, entro il 15 settembre si concluderà la fase B che prevede l’assunzione di un numero complessivo di circa 16.000 docenti in attesa di ruolo ma le differenze con la fase A e con la C vi sono e sono sostanziali. In fase A gli assunti hanno ottenuto la cattedra nella regione nella quale avevano svolto le procedure concorsuali perché scelta come luogo dove spendere la propria professionalità; in fase B si rientra in una graduatoria nazionale, quindi la scelta della regione nella quale andare a lavorare e vivere per almeno tre anni prima di ottenere un eventuale trasferimento, sarà figlia di una macchinosa procedura dove, incrociando dati tra punteggi (indicatori del merito) e ordine di preferenze, gli aspiranti professori dovranno accettare, pena perdere il posto di lavoro, la destinazione assegnatagli tra tutte le 100 province italiane. È stato chiesto loro, infatti, di presentare entro il 14 agosto, nel silenzio di dati coi quali affrancarsi da una scelta così importante che è stata pertanto forzatamente fatta al buio, un’istanza di assunzione dove inserire per ordine di gradimento tutte le provincie del Bel Paese. Ad oggi le istanze presentate sono 71.643. Nel frattempo alla mezzanotte e un minuto del 2 settembre, in piena fase B i circa 16.000 neo docenti italiani hanno ricevuto una proposta di assunzione con una mail direttamente inviatagli dal M.I.U.R., di questi circa 7.000 lasceranno il Sud per recarsi al Nord. Superata la data del 15 settembre scatterà la terza e ultima fase del piano straordinario che, per fronteggiare la carenza dei posti di lavoro, prevede la creazione di un organico potenziato, e cioè l’utilizzo dei nuovi e ultimi assunti che dovranno anche occuparsi di progetti formativi che arricchiscano l’offerta formativa degli istituti scolastici. Il tutto con la probabilità, per i vincitori residui del 2012 di ritrovarsi, anche in questa fase, in una regione differente da quella prescelta all’epoca dell’ultimo concorso.

Mentre molti dibattono sulla situazione dei docenti appartenenti alle Gae poco ci si sofferma sull’altrettanto incredibile condizione che stanno vivendo i vincitori di un concorso conclusosi ben tre anni fa che ad oggi non sono stati assunti. In alcune regioni italiane, soprattutto nel Mezzogiorno ci sono vincitori ancora in attesa di cattedra; quindi per rimanere nel gioco delle lettere dell’alfabeto tanto caro a questo Governo, evidenza vuole che anche all’interno di una stessa graduatoria di merito scaturita dal medesimo concorso vi siano vincitori di serie A, cioè assunti anche nel 2013, e vincitori di serie B ad oggi disoccupati. E l’incredulità si amplifica se lo sguardo si estende a ciò che è avvenuto nelle altre regioni dello stesso Paese. In alcune di esse non solo i vincitori sono sul posto di lavoro dal 2013 ma lo sono anche gli idonei e cioè coloro i quali pur non avendo vinto il concorso, hanno superato le due prove scritte e l’orale, e sono rimasti in graduatoria per vedersi poi assunti grazie al Ministro dell’Istruzione Giannini che ha provveduto a un loro inserimento con il decreto ministeriale, creato ad hoc, il 356 del 23 maggio 2014. Verrebbe da chiedersi: ma non sarebbe stato più corretto proporre una cattedra anche al di fuori della propria regione concorsuale agli altri vincitori che nel frattempo hanno trascorso un paio d’anni nel deprimente limbo dell’incertezza per vedersi comunque, a distanza di tempo, prossimi a un trasferimento forzoso in una provincia non desiderata, e senza le “tutele” del vecchio sistema di assunzione nel quale sono stati ricompresi i primi assunti?! E come mai il MIUR ha messo in bando un minor numero di posti di quelli poi effettivamente necessitanti in alcune zone d’Italia e più posti in altre che a tutt’oggi mancano? Volevano depistare qualcuno o il Ministero ha semplicemente sbagliato a fare i conti?

Ma c’è di più. I vincitori di serie B per intenderci, oltre al danno degli idonei hanno ricevuto anche la beffa, si sono visti scavalcare da altri concorrenti che pur non avendo neanche i requisiti per accedere al concorso (come l’anno di laurea o il punteggio ottenuto nelle prove preselettive) sono stati ammessi con riserva, previa pronuncia del Tar, e oggi hanno ottenuto il riconoscimento della loro posizione in graduatoria, mostrando così capacità divinatorie.

Effettivamente, in questa baraonda confusa dagli alti numeri e imponenti risvolti sociali, dov’è in atto un’importante migrazione dal Sud verso il Nord, un gran da fare è arrivato anche per gli avvocati che, negli anni, hanno letteralmente inondato di ricorsi il giudice del lavoro e il Tar; questo è un altro aspetto della vicenda i cui sviluppi emergeranno sempre nel rispetto ossequioso delle lungaggini processuali. Creando un’impressionante ulteriore confusione gestionale della ex scuola italiana.

Il piano straordinario di assunzione terminerà a fine novembre con la conclusione della fase C. Di quest’ultima mancano però, per via del silenzio ministeriale, delle linee guida che ne determinino l’attuazione, e ciò potrebbe comportare una sua ricaduta nel Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) delle singole scuole, con il rischio che queste operino alla cieca senza tenere conto delle effettive carenze sul piano formativo per gli alunni e per le assunzioni degli ultimi futuri professori. Nei fatti i giornali di oggi parlano di “deportazione” alludendo a ciò che sta accadendo nel Meridione, con un autentico primato nero della Regione Sicilia. Di certo figlia di questo concorso del 2012 resterà l’amara presa di coscienza di uno Stato che non garantisce certo il rispetto degli articoli 1 e 3 della Costituzione. E che sottopone i propri cittadini a tristi guerre tra poveri ed estenuanti ingiustificabili periodi d’attesa che fanno ammalare sempre di più generazioni vogliose di meritata stabilità.

Corre l’anno 2015 quando in tanti, senza le antiche valigie di cartone o i moderni gommoni con scafisti, lasceranno la loro casa per sobbarcarsi le spese di un affitto, dei mezzi e di tutto quello che ne consegue con uno stipendio che si aggira intorno ai 1.300 euro al mese. Il danno è minore per i single, decisamente peggiore per tutte quelle famiglie con figli, più o meno in fasce al seguito, che forse davanti al prete nel giurarsi amore eterno avrebbero dovuto più correttamente recitare “…finché scuola non ci separi”.

Claudia Randisi

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