Meridione bandiera nera per diplomati e occupazione: in Sicilia, Palermo è la provincia con più dispersione scolastica

Meridione bandiera nera per diplomati e occupazione: in Sicilia, Palermo è la provincia con più dispersione scolastica

PALERMO – Manca un mese all’inizio del nuovo anno scolastico e accademico e, come ogni anno, l’Istituto nazionale di Statistica (ISTAT) ha elaborato il report su livelli di istruzione e occupazionali sul territorio italiano.


Nel Bel Paese, la quota di popolazione tra i 25 anni e i 64 anni in possesso di aumento un titolo di studio secondario superiore è considerato il principale indicatore del livello di istruzione di un paese. “Il diploma è considerato, infatti, – spiega l’ISTAT – il livello di formazione indispensabile per partecipare con potenziale di crescita individuale al mercato del lavoro“.


In Italia, nel 2019, questa quota è pari a 62,2%, con +0,5 punti rispetto alle indagini 2018. Questa crescita però non deve farci gioire, infatti è un valore decisamente inferiore a quello medio europeo che, invece, è pari a 78,7% e ben più lontano dai grandi paesi a noi vicini: 86,6% in Germania e 80,4% in Francia.



Molto ampio anche il divario, considerando la stessa fascia di popolazione, con un titolo di studio terziario. Nel nostro territorio solo il 19,6% lo possiede, contro un valore medio europeo pari a un terzo (33,2%).

I livelli e la velocità di cambiamento – spiega l’Istituto nazionale di Statistica – di questi indicatori risentono anche della struttura demografica della popolazione e della sua evoluzione. Per questo sono stati identificati più indicatori in grado di dar conto in modo compiuto del posizionamento dei diversi paesi e soprattutto dei sentieri di sviluppo del grado di istruzione della popolazione e delle sue relazioni con il successo sul mercato del lavoro”.


I cittadini residenti nel Mezzogiorno, secondo il report nazionale, sono i meno istruiti rispetto al resto di Italia: solo poco più della metà degli adulti ha un diploma di scuola secondaria e superiore e meno di uno su 6 ha raggiunto un titolo terziario (contro al Centro dove oltre 2/3 è diplomato e 1 su 4 è laureato).

Incrociando i dati rilevati dall’Istat col report “La scuola in Sicilia” dell’Ufficio scolastico regionale della nostra Isola, possiamo analizzare al meglio i dati sull’abbandono scolastico.

La provincia con la maggiore dispersione scolastica relativa le scuole superiori di secondo grado è Palermo, con un indice di dispersione pari al 14,71%, dove la causa maggiore (2.231 alunni) è la non frequentazione delle lezioni nel numero minimo di giorni previsto.

Il territorio, invece, che “meglio si comporta” è il Messinese, con un indice di dispersione pari al 7,64% (quasi la metà in meno rispetto al Palermitano). Anche in questo caso la causa dell’abbandono solo le assenze.

Infine l’indice di dispersione nelle restanti province è il seguente: Ragusa, 12,42%; Trapani, 11,28%; Siracusa, 11,27%; Enna, 11,02%; Caltanissetta, 10,35%; Catania, 9,86%; Agrigento, 8,19%.

Anche il repertorio Istat analizza l’abbandono degli studi prima del completamento del sistema secondario superiore o della formazione professionale (18,2% nel Mezzogiorno, 10,5% nel Nord e 10,9% nel Centro), sottolineando che però a questi dati si associa il tasso di occupazione che è sempre più basso nel Mezzogiorno (22,7%) rispetto al Nord e al Centro (49,5% e 46,9%), dove il mancato proseguimento degli studi si accompagna a un numero decisamente più consistente di giovani occupati.

Però, se da un lato il Sud Italia è in pieno svantaggio riguardo i dati sui livelli di istruzione e la successiva occupazione, “nel Mezzogiorno, i vantaggi occupazionali dell’istruzione sono maggiori rispetto al Centro-nord; in particolare le donne residenti nel Mezzogiorno che raggiungono un titolo terziario aumentano considerevolmente la loro partecipazione al mercato del lavoro e riducono il divario con gli uomini e con le donne del Centro-nord“.

Anche in questo caso, come sottolineato nel report dell’ISTAT, i tassi di occupazione nel Meridione restano molto più bassi che nel resto del Paese e quelli di disoccupazione molto più alti, anche tra chi ha un titolo di studio elevato.

Inoltre, l’indicatore relativo al tasso di disoccupazione, sul gruppo 20-34 anni, “conferma le ridotte prospettive occupazionali dei giovani italiani all’uscita dal ciclo di studi e le forti criticità che caratterizzano la transizione dal percorso formativo al mercato del lavoro. In Italia, l’indicatore assume valori molto alti ed è pari al 27,7% nei diplomati e al 17,9% nei laureati (13,2% e 8,1% i rispettivi valori medi dell’Ue28)“.

Fonte immagine: Unict