"Laureati, e poi?", pochi tirocini e nessuna specializzazione: i problemi dopo la triennale - Newsicilia

“Laureati, e poi?”, pochi tirocini e nessuna specializzazione: i problemi dopo la triennale

“Laureati, e poi?”, pochi tirocini e nessuna specializzazione: i problemi dopo la triennale

La scelta di proseguire gli studi dopo il diploma spesso è difficile, ma in tanti intraprendono il percorso universitario nella speranza di ricevere una formazione altamente professionale per avere una preparazione a tutto tondo tale da poter svolgere un lavoro specifico.

Per molti di loro, purtroppo, le cose vanno diversamente: le lauree, infatti, si rivelano sempre più spesso insufficienti a formare professionisti veri e lasciano gli studenti ricchi di conoscenze ma poveri di esperienza. Proprio la conoscenza pratica di determinati settori, però, è il prerequisito per presentare il proprio curriculum nella maggior parte delle aziende e delle associazioni a livello nazionale e internazionale.

Troppe materie, pochi tirocini: è questo il problema principale di molti corsi di laurea italiani. Ciò è particolarmente vero per le triennali: nell’organizzazione del piano di studi, infatti, si prevede il proseguimento dello studente verso un percorso di laurea magistrale, dove le ore dedicate all’introduzione al lavoro sono generalmente più numerose. Tale scelta, però, non è affatto scontata: tanti per esigenze personali o per volontà decidono di fermarsi al conseguimento del primo titolo universitario e cercare di inserirsi nel mondo di lavoro o tentare una formazione più “pratica” e aziendale.

La carenza di momenti sperimentali in ambito universitario spesso pregiudica in parte il futuro degli allievi, che si trovano ad apprendere nozioni avendo a disposizione solo poche settimane di tirocinio da mettere in pratica, che spesso si rivelano insufficienti. Tanti continuano, anche da esterni, ad accumulare esperienza, ma non tutti ne hanno la possibilità e chi compie questa scelta si trova spesso costretto a ridurre il tempo da dedicare agli studi.


Inoltre, spesso il numero di giovani con le idee chiare sul proprio futuro è piuttosto esiguo. Se la scelta del corso di laurea restringe già l’ambito lavorativo di riferimento, non sempre aiuta i più indecisi a chiarire il percorso da intraprendere per raggiungere i propri obiettivi professionali. Pochi sono anche i consigli richiesti alle figure e agli enti che offrono servizi di consulenza e orientamento, spesso sconosciute ai più o non tenute in considerazione.

Occorre precisare, però, che la responsabilità della scarsa natura professionalizzante dei corsi di laurea triennale non è sempre e soltanto dell’ente universitario. A volte sono gli universitari stessi a valutare con superficialità le opportunità offerte per studenti e neolaureati dal proprio ateneo: mobilità all’estero, tirocini in associazioni di prestigio, incontri con personalità importanti nel mondo del lavoro, orientamento post-laurea…

Le motivazioni dietro quest’atteggiamento sono molte, dai problemi di gestione del tempo a quelli monetari per quanto riguarda le opportunità di studio e lavoro all’estero a un più semplice disinganno generato dalla gamma estremamente ridotta di tirocini post-laurea retribuiti. Così in tanti scelgono di accontentarsi di lavori diversi da quelli sognati (una scelta nobile, ma a volte anche sofferta e non di rado accompagnata da commenti indiscreti di amici e parenti), di continuare gli studi nonostante la poca convinzione o di abbandonare la propria patria per cercare un futuro diverso altrove.

Si tratta di una situazione irreversibile? Anche se la strada per un miglioramento, da intraprendere con l’ausilio di accordi nazionali e internazionali, è ancora piuttosto lunga, ma un ampliamento dell’offerta formativa e una rinnovata attenzione per la professionalizzazione degli alunni potrebbero essere un primo passo fondamentale per aumentare la competitività del sistema universitario italiano e la qualità dell’istruzione offerta.

Immagine di repertorio

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