Valore ottimale di pressione arteriosa da raggiungere con la terapia farmacologica

Valore ottimale di pressione arteriosa da raggiungere con la terapia farmacologica

L’ipertensione arteriosa è uno dei maggiori fattori scatenanti l’aterosclerosi, la cui correzione è stata chiaramente associata ad una marcata riduzione del rischio di eventi ischemici vascolari fatali e non fatali.

La pressione arteriosa sistolica e diastolica si definisce “normale” quando è inferiore a 130/85 mmHg, anche se il valore “ottimale” è inferiore a 120/80 mmHg. Un valore di pressione arteriosa superiore a 130/85 ma inferiore a 140/90 è stato classicamente definito come “normale alta”, mentre l’ipertensione di primo grado era definita per valori superiori ai 140/90 mmHg.

Pertanto, ottenere e mantenere valori di pressione arteriosa inferiori a quest’ultimo valore soglia rappresentava abitualmente l’obiettivo della terapia farmacologica anti-ipertensiva. Tuttavia, recenti evidenze derivanti da larghi studi clinici controllati, hanno suggerito che ridurre ulteriormente la pressione arteriosa al di sotto di 130 anziché 140 mmHg è associato ad un’ulteriore riduzione significativa degli eventi ischemici, incluso la mortalità.

Tali importanti dati hanno portato ad un cambiamento delle indicazioni da parte delle linee guide sul trattamento dell’ipertensione, suggerendo di ottimizzare la terapia farmacologica fino a raggiungere e mantenere valori pressori inferiori a 130/80 mmHg. Dall’altro lato, gli stessi studi hanno mostrato che abbassare ulteriormente i target pressori causava un’aumentata incidenza di effetti collaterali, come episodi sincopali e danno renale in alcuni sottogruppi, nonostante i migliori risultati clinici in termini di riduzione di eventi ischemici.



Ciò ha suggerito l’importanza di personalizzare il trattamento anti-ipertensivo, definendo i target pressori da raggiungere nelle diverse condizioni cliniche di ogni singolo paziente.

Pertanto, anche in ambito di ipertensione, non esiste “un’unica misura per tutti”, cioè lo stesso valore ottimale per tutti i pazienti in ogni circostanza clinica, e i propri valori ottimali vanno definiti dopo valutazione accurata individualizzata, mantenendo comunque come target generale valori inferiori a 140 mmHg.