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Una “convivenza eterna” nel proprio corpo: la psoriasi come “nemica per la pelle”

Una “convivenza eterna” nel proprio corpo: la psoriasi come “nemica per la pelle”

CATANIA – Una chiazza sulla pelle che viene a fare visita da un giorno all’altro, per poi espandere le proprie dimensioni e moltiplicarsi in altre parti del corpo, è questa la psoriasi. Nella terminologia medica viene definita come “malattia infiammatoria cronica della pelle, non contagiosa”.

Del resto, una persona che viene affetta da questo “fenomeno” per la prima volta, potrebbe pensare che si tratti di una semplice macchia che passerà e, invece, dopo una prima fase di illusione, arriva la terribile scoperta.



Terribile poiché nessuno vorrebbe sentirsi dire da uno specialista: “Purtroppo dovrà convivere con questa malattia per il resto dei suoi giorni”. Una verità che non si riesce ad accettare facilmente, soprattutto se si considera l’idea di una “convivenza eterna”, da qui infatti deriva la parola “cronica”, sopra riportata.

Dopo aver capito che si tratta di una malattia cronica, arriva il secondo step, probabilmente ancora più fastidioso della malattia in sé, e consiste nel dover dare spiegazioni agli altri. Purtroppo, come affermato prima, la psoriasi può interessare qualsiasi parte del corpo. Tra queste, indubbiamente, le zone più colpite e maggiormente visibili sono la testa e le braccia.


In queste circostanze ci sono domande ricorrenti che mettono a disagio la persona affetta, non tanto per il contenuto, ma anche per le palesi espressioni di disgusto di chi interroga: “Ma che hai? Ti sei bruciato? Come mai tutta questa forfora?”.

Dunque, oltre al peso esercitato dalla malattia, il soggetto si prepara ad affrontare fastidiosi interrogativi che lo perseguiteranno ogni giorno, per anni e anni, cercando di dare spiegazioni più o meno plausibili, in quanto non sempre è facile rendere l’idea a coloro che non la vivono sulla “propria pelle”.

Avere la psoriasi è anche andare a fare shopping, vedere una maglia che attira per il suo particolare modello, la si vorrebbe comprare, poi però ci si ritrova costretti a rifiutare poiché le braccia sarebbero totalmente visibili, le macchie verrebbero subito notate, e spesso giudicate, dunque si preferisce nasconderle.

Tuttavia, in queste circostanze potrebbe influire anche la “questione caratteriale”, c’è chi prende atto della propria malattia e non gli importa nulla del pensiero altrui, ma si tratta di una ristretta minoranza, l’imbarazzo prevale spesso e volentieri.

Il discorso non si esaurisce in questa prima facciata, dietro di essa si susseguono da anni e anni voci sui fattori scatenanti della psoriasi. C’è chi afferma che essa dipenda dal nervosismo, chi invece smentisce e affida le ipotesi alle abitudini alimentari, o ancora chi pensa a una questione di ereditarietà.

Per chiarire un po’ le idee è stato ascoltato ai microfoni di NewSicilia.it il dermatologo catanese, Vincenzo Mannino: “La sana alimentazione fa bene all’organismo in tutte le malattie, ma la psoriasi non viene scatenata dalle abitudini alimentari come qualcuno pensa. Se per esempio una persona diventa vegetariana o elimina il glutine non gli passa la psoriasi”.

Per quanto concerne il “fattore nervosismo” e l’ereditarietà, lo stesso afferma: “Indubbiamente la malattia in questione è associata specie all’ipertensione e al dismetabolismo lipidico, e in ogni caso c’è una predisposizione. Trattandosi di una patologia autoimmune, il fattore psicosomatico la aggrava ma anche questo non è la causa determinante della malattia”.

A proposito di terapie e individuazione del problema, il dottore spiega e conclude: “La patogenesi autoimmune è una questione assodata, infatti, le terapie che vengono fatte sono quelle con gli anticorpi monoclonali. Ad esempio il cortisone è un’arma che si usa in base all’entità della forma psoriasica, non c’è una sola opzione nella terapia della psoriasi. Il cortisone, usato in maniera adeguata, ci dà dei buoni risultati ma non solo nella psoriasi. Non si può dunque banalizzare sulle varie terapie. I casi psoriasici non sembrerebbero essere aumentati nel giro degli ultimi anni ma indubbiamente, con l’evoluzione della tecnologia, le diagnosi sono più approfondite rispetto al passato”.

Fonte immagine: Mondo Salute