Samara Challenge ed emulazione, comportamenti imprudenti e pericolosi: imitare per apparire e sentirsi accettati

Samara Challenge ed emulazione, comportamenti imprudenti e pericolosi: imitare per apparire e sentirsi accettati

CATANIA – Osservare quello che ci circonda ed essere incuriositi dal “nuovo” è un fattore naturale. Guardiamo tutto quello che si trova attorno a noi e spesso ne siamo affascinati. Tante volte, però, non ci si limita solo a vedere, ma si cerca di copiare ciò che in quel periodo rappresenta la moda del momento.

Gli atti di emulazione non sono altro che la volontà di imitare dei comportamenti che si ritengono particolarmente degni di nota. L’imitazione, come spiega il dottor Davide Ferlito, psicologo catanese, è una delle prime modalità con cui apprendiamo, dunque è un processo innato a cui siamo predisposti sin dalla nascita.



“Impariamo, quindi, come stare al mondo anche attraverso l’osservazione e la successiva identificazione con specifici modelli di riferimento. Naturalmente svolgono un ruolo significativo innanzitutto i nostri genitori, ma man mano che si cresce tanto gli altri adulti quanto i propri pari prendono sempre più spazio nel processo di costruzione della nostra identità personale”.

Inoltre, la predisposizione a imitare ha delle basi neurofisiologiche; in questo contesto entrano in gioco i neuroni specchio, cellule cerebrali che si attivano tanto nell’esecuzione di un’azione quanto nella sua osservazione.


“Per il bambino e l’adolescente apprendere imitando rappresenta un processo fisiologico e funzionale alla propria costruzione identitaria – continua lo psicologo -. Quando tale meccanismo, tuttavia, si protrae nel tempo fin all’età adulta, o quando viene portato all’estremo, può rappresentare il marchio di fabbrica di una personalità tendenzialmente insicura e strutturata attorno a una bassa autostima e a uno scarso senso di autoefficacia personale. Emulare può, in tal senso, diventare una tentata soluzione a un considerevole senso di vuoto e noia e al conseguente calo del tono dell’umore”.

I modelli di riferimento di oggi spesso, però, non propongono esempi positivi, ma la voglia di apparire è troppa alta. Soprattutto grazie a internet la velocità con cui questi episodi si diffondono è rapidissima e il desiderio di stare al centro dell’attenzione è ancora più forte. Ma ancora più accentuato risulta il senso di appartenenza, perché emulando ciò che è famoso, ci si sente parte di quel gruppo.

Proprio nelle ultime settimane episodi di questo genere hanno avuto luogo a Catania e non solo: il cosiddetto “Samara challenge” che si è diffuso a macchia d’olio in tutta Italia. Ragazzi travestiti dalla protagonista del film horror “The Ring” giravano per la città facendo spaventare di notte la gente. Un atto del tutto negativo che, però, nel giro di pochissimo tempo ha avuto un’altissima risonanza tra i giovani.

“Vivendo in una società in cui si dà maggiore risalto a comportamenti inopportuni – afferma il dottor Ferlito -, non sempre i modelli con cui ci identifichiamo sono positivi e soprattutto i più giovani possono rimanere vittima della spasmodica ricerca di qualcuno che possa fungere da specchio della propria identità, riconoscendolo in coloro che svolgono azioni imprudenti che vengono considerate veri e propri atti di forza e coraggio”.

Le persone che tendono di più a emulare qualcuno o qualcosa sono in gran parte coloro che vivono una condizione di malessere. “Più, infatti, ci si sente esclusi dal proprio gruppo di pari e/o trascurati dal proprio contesto familiare/relazionale – conclude l’esperto – e più è alto il rischio di cercare nella riproduzione di comportamenti noti, ancorché nocivi, la prova del proprio esistere nel mondo”.

Immagine di repertorio