La prevenzione cardiovascolare nel diabete

La prevenzione cardiovascolare nel diabete

Corrado-Tamburino

Per Diabete si intende un insieme di disturbi metabolici che condividono il fenotipo dell’iperglicemia.




Come riportato nel precedente articolo, la forma più frequente di diabete è quella di tipo II che a lungo termine può essere responsabile di gravi complicanze cardiovascolari. A tal proposito si parla di prevenzione cardiovascolare primaria o secondaria nel diabete. I soggetti in prevenzione primaria sono coloro i quali non hanno ancora avuto eventi, il loro livello di rischio dipende dalla combinazione dei fattori di rischio eventualmente presenti da soli o in associazione. Le scelte terapeutiche in tali soggetti dipendono dal calcolo del rischio cardiovascolare globale ma prevedono comunque un intervento di correzione dello stile di vita (dieta equilibrata e regolare attività fisica).

I soggetti in prevenzione secondaria sono coloro i quali hanno avuto una manifestazione clinica o sono portatori di malattia aterosclerotica preclinica ma documentata con diagnosi strumentale (per esempio coronarografia, malattia aterosclerotica carotidea evidenziata con ecocolordoppler TSA ecc..); essi sono da considerare ad altissimo rischio cardiovascolare esattamente come i soggetti che già hanno avuto un evento ischemico.


Pertanto, nell’ambito della prevenzione secondaria in primis è importante ricorrere ad un’adeguata ottimizzazione della terapia medica ipolipemizzante, antipertensiva ed a un controllo glicemico attraverso il dosaggio dell’HbA1c (emoglobina glicata) e attraverso il profilo glicemico domiciliare. In secondo luogo, ma non di certo per minore importanza, per una migliore valutazione del rischio cardiovascolare e per l’eventuale diagnosi di una malattia cardiovascolare sub-clinica sarebbe opportuno eseguire i seguenti accertamenti clinico-strumentali: esame polsi periferici e soffi;  ECG a riposo; Ecocolor doppler carotideo; Ecocolor doppler arti inferiori; ECG da sforzo o scintigrafia da sforzo o con stress farmacologico o Ecocardiografia con stress farmacologico. In caso di negatività è opportuno ripetere tali esami dopo un intervallo di tempo variabile per ciascun paziente (da uno a tre anni).

L’esecuzione di questi esami ci permette di contrastare una delle principali problematiche della patologia diabetica: l’infarto definito “silenzioso”! Ovvero, i pazienti affetti da diabete mellito possono andare incontro ad una cardiopatia ischemica che, non avendo sintomi, fa ritardare l’accesso al pronto soccorso e alle unità coronariche aumentando il rischio di mortalità!  Questo aspetto deve farci riflettere ancor più sull’importanza delle misure di prevenzione secondaria.

Con la collaborazione della dott.ssa Ilenia Di Liberto

Commenti