Migranti e salute: il rapporto Oms tra miti da sfatare e realtà sconvolgenti

Migranti e salute: il rapporto Oms tra miti da sfatare e realtà sconvolgenti

Lo scorso 21 gennaio la World Health Organization (WHO, meglio nota in Italia come Organizzazione Mondiale della Sanità o OMS) ha pubblicato il primo rapporto incentrato sull’analisi delle condizioni di salute effettive di migranti e rifugiati che giungono in territorio europeo. Già dal sottotitolo (“No public health without refugees and migrant health”, tradotto “Niente salute pubblica senza la salute per rifugiati e migranti”), il testo si preannuncia come un report mirato a puntare i riflettori sulla necessità di lavorare per la salvaguardia del benessere della popolazione globale.

Poche ore dopo la sua pubblicazione, la relazione era già argomento di numerosi articoli e servizi italiani e internazionali e al centro di dichiarazioni di autorità socio-politiche: alla base del grande risalto dato a questo documento ci sono alcune verità fino ad ora sconosciute ai più sui migranti, nonché diverse rilevazioni choc che fanno crollare miti e leggende sugli effetti del fenomeno migratorio.



Questi, in breve, alcuni dei risultati delle indagini dell’Oms in merito alle malattie trasmissibili:
• i rifugiati e i migranti possono essere più vulnerabili alle malattie infettive, tanto nei luoghi d’origine quanto in quelli d’arrivo, per maggiore esposizione ai fattori patogeni, difficoltà di accesso o interruzione delle cure sanitarie o mancanza di fondi per accedervi;
• il rischio di contagio dalla popolazione straniera a quella ospitante è molto basso;
vaccinazioni recenti possono non essere disponibili nei territori d’origine dei migranti;
• è possibile che malattie tropicali o infezioni provocate da parassiti si possano introdurre in Europa in seguito alle migrazioni, ma c’è un altro aspetto da considerare: tale pericolo riguarda anche i viaggiatori che si recano nelle terre dove la patologia è diffusa, a prescindere dalla loro origine.

Un interessante capitolo è dedicato al “mito” dell’alto rischio di possibile diffusione di malattie ormai inesistenti in Europa durante il processo di soccorso e accoglienza dei migranti nei vari territori ospitanti: si tratta di una sorta di “leggenda metropolitana”, che però spesso fomenta xenofobia e razzismo nei confronti dei “nuovi arrivati”.


“Questi ‘neri’ portano malattie”: chi non ha mai sentito questa frase? Per anni, la carenza di monitoraggi e informazioni precise sul fenomeno ha scatenato il panico tra la popolazione e provocato un atteggiamento di generale diffidenza nei confronti dei migranti.

Il report dell’Oms si è espresso in merito, ponendo fine ad allarmismi controproducenti e proponendo importanti precisioni sulla delicata tematica, con particolare riferimento a tubercolosi: in pericolo sono prevalentemente i gruppi provenienti da regioni con alta incidenza e la contrazione e la gravità della malattia dipendono molto dalle condizioni di vita nel territorio d’origine, da quelle nel territorio ospitante e dalla realtà vissuta durante la traversata. Il rischio di trasmissione, invece, varia sensibilmente da Paese a Paese.

Dichiarazioni incredibili anche sull’HIV: sembra, infatti, che molti immigrati e rifugiati che la contraggano (circa il 40% degli affetti a livello globale) lo facciano solo una volta giunti in Europa. In questi casi, una diagnosi tarda può rivelarsi fatale.

Un pericolo potenzialmente mortale è la resistenza agli antibiotici (Antimicrobial resistance, AMR), purtroppo sempre più alta tra i migranti. In merito a questo problema, viene confermato che un servizio di prevenzione e controllo può essere determinante per salvaguardare la salute di tutti.

Sulle malattie non contagiose i dati del report Oms rivelano che migranti e rifugiati rischiano spesso di ammalarsi di diabete, specialmente le donne, e le patologie cancerogene tendono a essere diagnosticate tardi. Per quanto riguarda le malattie di natura cardiovascolare, i dati variano in relazione ai Paesi d’origine e d’arrivo e la durata del soggiorno.

Tanti, tra migranti e rifugiati i casi di sclerosi multipla (particolarmente colpiti gli iraniani).

Capitolo difficile da affrontare anche quello sulle malattie mentali: a causa delle atrocità sconvolgenti di cui sono vittime o testimoni, molti migranti sviluppano problemi psicologici. Tra le patologie più comuni, il Disturbo Post-Traumatico da Stress (DPTS), depressione e ansia.

Particolarmente difficile la situazione dei minori non accompagnati, che spesso hanno dovuto lasciare i propri cari in patria, vederli morire in viaggio o subire un doloroso allontanamento da loro dopo l’arrivo nel primo Paese ospitante.

Dal rapporto dell’Oms è evidente che il quadro sanitario di migranti e rifugiati non è semplice né omogeneo ma anche che è necessario intervenire per garantire il benessere di chi sta male e, di conseguenza, anche di chi ospita gruppi da Paesi poveri o in guerra: “La salute è un diritto umano basilare”, si legge nelle prime pagine.

Qual è una possibile soluzione? Lo spiegano bene gli esperti che hanno redatto il report: “Anteporre le popolazioni vulnerabili e gli individui più a rischio nelle società. […] L’inclusione piuttosto che l’esclusione è la strategia chiave per raggiungere gli obiettivi di salute a livello globale e ottenere sistemi sanitari pubblici a cifre economicamente vantaggiose”.

Immagine di repertorio