Da “Che meraviglia Mamma Etna” a “Fa paura”, il rapporto dei siciliani con il loro vulcano simbolo

Da “Che meraviglia Mamma Etna” a “Fa paura”, il rapporto dei siciliani con il loro vulcano simbolo

CATANIA – È il vulcano più alto d’Europa e da secoli affascina chi lo osserva ogni giorno dalla finestra e chi proviene da luoghi lontani: si tratta dell’Etna, da sempre al centro delle attenzioni di siciliani e italiani, nonché di studiosi e curiosi provenienti da tutto il mondo.

Negli ultimi anni, in particolare, anche grazie all’avvento dei social, il vulcano sembra essere diventato quasi una vera e propria persona, se non addirittura una “celebrità“: c’è chi lo chiama “Mamma Etna” (scegliendo il genere femminile per la diffusa abitudine a chiamare l’Etna “La montagna”), chi gli attribuisce sentimenti come la “rabbia” nei momenti di attività intensa e perfino chi vi si rivolge scherzosamente con l’appellativo di “Sua Maestà o “Sua Altezza”.



Un “sovrano” bizzarro, un simbolo quasi simile alla regina d’Inghilterra nel Regno Unito, un elemento con il quale identificarsi pienamente come siciliani con orgoglio: il vulcano rappresenta tutto questo e molto altro, acquisendo un valore che va ben oltre quello raggiunto da qualsiasi altro dono della natura al mondo.

Anche se senza dubbio “a Muntagna” (nome per designare l’Etna in dialetto locale) desta un certo stupore, al tempo stesso è stata recentemente una delle principali fonti di preoccupazione per gli abitanti dell’isola più grande del Mediterraneo: scosse di terremoto, colate di lava, eruzioni improvvise, apertura di nuovi crateri… Tutti questi fenomeni, potenzialmente rischiosi in molti casi, hanno “animato” le giornate isolane: i commenti dei siciliani oscillano sempre da “Che meraviglia” a “Fa paura” e ciò mette in luce anche il rapporto ambiguo di tanti con l’imponente vulcano.


Fino a poco tempo fa non si faceva particolarmente caso a tale “oscillazione” dell’atteggiamento di molti nei confronti dell’Etna, ma un evento ha cambiato radicalmente la situazione: il sisma di magnitudo 4.9 registrato nel Catanese lo scorso 26 dicembre, alle 3,19 della notte tra Natale e Santo Stefano.

C’è chi ha perso la casa, chi ha visto danneggiata la propria abitazione o, nei casi peggiori, amici e parenti feriti o vittime di attacchi di panico. Centinaia di catanese sono rimasti per ore in attesa di ricevere notizie sulle condizioni dei propri cari, delle proprie case o semplicemente dei propri concittadini. Soccorritori e volontari in quell’occasione si sono uniti nell’intento di offrire aiuto a chiunque ne avesse bisogno.

Anche se non si tratta certamente del primo forte terremoto in Sicilia né della prima attività vulcanica, i siciliani hanno vissuto la vicenda di Santo Stefano in maniera drammatica, poiché essa ha rivelato l’aspetto più “violento” dell’Etna, da sempre “amico” per gli abitanti della sua terra nonostante i suoi imprevedibili pericoli.

Da quel momento il terrore si scatena a ogni “ribellione” della natura, a ogni breve scossa, a ogni piccola esplosione e a ogni “lingua” di lava rossa fuoriuscita dai crateri.

Questo, però, non vuol dire che l’amore dei siciliani per il Mongibello (altro nome del vulcano) si sia tramutato in odio: lo dimostrano i contenuti multimediali e le vere e proprie dediche a esso rivolte. Accanto alla parola “paura”, infatti, non ne mancano altre come “stupore”, “meraviglia” e simili. Dietro a questi accostamenti di termini apparentemente bizzarri sta la consapevolezza dell’imprevedibilità degli eventi naturali ma anche dell’impossibilità di osservare gli scenari spettacolari etnei in altre parti del globo.

Ciò dimostra che, per quanto vivere sotto un vulcano così maestoso possa comportare dei rischi non indifferenti, niente può togliere ai siciliani l’onore di essere rappresentati da una presenza così impetuosa (come la popolazione che abita la sua isola) o lo stupore di fronte a ogni improvvisa manifestazione della sua insuperabile potenza.

 Immagine di repertorio