Anoressia nervosa e disturbi dell’alimentazione, ecco la storia di Marcello

Anoressia nervosa e disturbi dell’alimentazione, ecco la storia di Marcello

CATANIA – Negli ultimi anni l’attenzione sulla tematica dei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), cioè i disordini di natura psichiatrica nel rapporto tra persona e cibo, si è sempre più marcata dopo che le statistiche hanno mostrato che Anoressia e Bulimia nervosa rappresentano delle patologie tra le più diffuse soprattutto tra le giovani donne, anche se i casi di uomini che soffrono di disturbi alimentari è in continua crescita.

I problemi più frequenti sono: anoressia nervosa, bulimia nervosa, binge eating (disturbo da alimentazione incontrollata). Questi ultimi possono compromettere irrevocabilmente il nostro corpo, gli organi e gli apparati, sino a determinare la morte.



Ai nostri microfoni, Marcello S. ha voluto raccontare la sua esperienza con i disturbi dell’alimentazione: “Io ho sofferto per circa 5 anni della mia vita di anoressia nervosa. La patologia, perché questo è il nome che bisogna dare, mi ha fatto arrivare a pesare fino a 33 chilogrammi, contro un’altezza di 1,71 metri“.

Tutto è iniziato con l’inizio degli studi universitari. A metà del primo semestre del primo anno ho deciso di iscrivermi in palestra con l’obiettivo di tenermi in forma e sfogare un rabbia e un senso di malessere generale che vivevo in quel momento. Dopo i primi giorni vidi che la palestra e l’attività fisica mi tenevano occupato e mi facevano star bene, così, ho iniziato a fare esercizi anche in casa“.


Poi, continua Marcello: “Successivamente, oltre a quasi un ossessione per i conteggio del numero di addominali o flessioni, si è attivato in me una vera e propria ossessione maniacale per le calorie. A esempio: se mangio tot pasta avrò tot calorie, quindi se diminuisco ne avrò tot e così è iniziato il mio inferno. Inoltre, per me che vivevo fuori sede, era più “facile” nascondere il fatto che non mangiassi in quanto non dovevo confrontarmi con nessuno a tavola“.

Il mio peso scendeva sempre più vertiginosamente – continua Marcello – ma io non riuscivo a smettere, non riuscivo a star meglio e quindi continuavo maniacalmente, sino a digiunare per giorni. Durante le feste, a casa dei miei parenti, dopo aver mangiato prendevo dei forti lassativi e facevo molto esercizio fisico. Era nato in me un vero senso di colpa riempire lo stomaco”.

“Dopo 2 anni fui ricoverato per la prima volta, venendo obbligato dai miei. Lì, nonostante il supporto di un equipe, fu ancora peggio e io continuai a rifiutarmi e a esser violento, fino a decidere di scappare. I miei erano preoccupatissimi e ogni giorno mi salutavano come fosse l’ultimo”.

“Un giorno, 2 anni dopo il ricovero, dopo entra ed esci da comunità di recupero, oramai incapace di alzarmi in piedi da solo a causa del mio peso, 33 chili, svenni e entrai in un coma temporaneo di 2 giorni. Quando mi risvegliai e vidi le persone a me care al mio capezzale, in quanto la mia vita era ormai appesa al filo di un rasoio, capii che dovevo provare a cambiare. Iniziai, così, il mio percorso di riabilitazione che, con alti e bassi, ora posso dire di aver concluso a testa alta“.

“Vorrei concludere spiegando che l’anoressia non avviene perché si vuole diventare modelli, bensì, è causato da molteplici fattori: sofferenze psicologiche individuali, difficoltà relazionali, eventi traumatici e stressanti”.

Come spiegano gli esperti, un caratteristica del disturbo alimentare, oltre alle sofferenze psicologiche individuali, è il coinvolgimento di un intero nucleo familiare che diventa fondamentale nel percorso terapeutico, soprattutto in quei casi in cui la persona anoressica o bulimica non ha voglia di collaborare, soprattutto nelle fasi iniziali.

Tempestivo, infatti, diventa il riconoscimento dei segni dell’anoressia nervosa di un familiare o amico. Tra i criteri da valutare ci sono:

  • Intensa paura di acquistare peso o di diventare grassi, anche quando si è sottopeso;
  • Alterazioni nel comportamento verso il cibo e non;
  • Alterazione dell’umore e tentativi di isolamento;
  • Nelle ragazze, individuare eventuale amenorrea, cioè assenza di almeno 3 cicli mestruali consecutivi;
  • Rifiuto di ammettere di essere sottopeso.