All’ospedale Civico di Palermo nuove speranze per il trattamento dell’epilessia multifocale

All’ospedale Civico di Palermo nuove speranze per il trattamento dell’epilessia multifocale

PALERMO – All’azienda ospedaliera Arnas Civico di Palermo, approda la tecnica chirurgica microinvasiva di “Stimolazione Vagale”, già in uso in centri di eccellenza italiani, nel trattamento dell’epilessia multifocale.

Oggi l’equipe di neurochirurgia diretta dal dr. Natale Francaviglia, in collaborazione con il reparto di psichiatria infantile dell’Ospedale dei Bambini, diretto dalla dott.sa Francesca Vanadia, la impiegherà per la prima volta nel trattamento di due giovani pazienti affetti da Epilessia Multifocale resistente a terapia farmacologica.

La tecnica consiste nel posizionamento di uno stimolatore vagale, una sorta di impianto pace-maker che viene inserito sottocutaneo al torace collegato con elettrocatetere posizionato a livello del nervo vago (di sinistra, al collo) il cui nucleo si trova in una zona del cervello chiamata ponte.

La stimolazione del nervo, attraverso particolari impulsi va a colpire questo nucleo in modo da modulare la risposta motoria dei neuroni corticali che generano le crisi epilettiche, bloccandone l’insorgenza.

La crisi epilettica è, infatti, un’alterazione transitoria del comportamento conseguente a una scarica ritmica e sincrona di alcuni neuroni della corteccia cerebrale. “In generale – spiega il dr. Francaviglia – le crisi epilettiche si manifestano come un disturbo improvviso e breve della funzionalità nervosa; iniziano prima dei vent’anni, cioè nell’infanzia o nell’adolescenza, per subire poi una flessione nell’età adulta e riacutizzarsi nell’età senile. La frequenza delle crisi, a seconda del tipo di epilessia, può variare moltissimo: da un caso isolato nell’arco di un’intera vita, a più episodi all’anno, al mese, ma è più drammatico quando esse si presentano più volte nella stessa giornata”.

La manifestazione più significativa è la sospensione improvvisa della coscienza, con conseguente caduta a terra e movimenti convulsivi come scosse e tremori muscolari. A ciò possono poi associarsi, in base ai casi, altre manifestazioni. Il primo approccio terapeutico è quello farmacologico, che al 70% dei casi consente il controllo delle crisi.

La terapia chirurgica si riserva solo a determinati casi di pazienti epilettici, molto gravi, soprattutto laddove gli stessi, come in questo caso, sono cosiddetti farmaco-resistenti (non rispondono ai farmaci).

La “Stimolazione Vagale”, presenta il vantaggio di essere una tecnica chirurgica caratterizzata da microinvasività, dove l’impianto del sistema è reversibile, perché non provoca lesioni del sistema nervoso e in caso di fallimento e/o complicanze si può espiantare, e permette di ottenere il controllo maggiore delle crisi, con benefici risultati in termini di qualità della vita di questi pazienti, consentendo pertanto la riduzione della terapia farmacologica anticomiziale in atto.

La “ stimolazione vagale” rappresenta un approccio innovativo in Sicilia che segna un passo avanti nell’offerta sanitaria ospedaliera pubblica della Regione, se si riflette sul fatto che, l’epilessia è una delle malattie neurologiche più frequenti: colpisce l’1% della popolazione italiana, ovvero oltre 500.000 persone. L’incidenza è di cinquanta nuovi casi ogni anno, il che significa 25.000 nuove unità all’anno.

In Italia è considerata un problema di vasta rilevanza, tanto che nel 1965 è stata riconosciuta come malattia sociale. L’improvvisa insorgenza delle crisi convulsive, determina drammatici risvolti nella vita quotidiana e socio-relazionale del malato, perciò sono assai di rilievo le evoluzioni scientifiche sulle tecniche chirurgiche microinvasive, come appunto la “stimolazione vagale” che costituiscono una speranza laddove i farmaci hanno fallito.

Maria Grazia Elfio

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